L’albero di mimose

13,00 

Vittoria Caiazza

Genere: Narrativa

978-88-97995-31-9 | pp. 88 | 14 × 21 cm | giugno 2013

Prefazione a cura di Daniela Scuncia
In copertina: foto a cura dell’Autrice

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Descrizione

Prefazione a cura di Daniela Scuncia

Il vivido ricordo, protagonista di questo romanzo, si presenta capace di un pulsare amoroso verso il passato concluso e sepolto. Il nitido spaccato che ne traccia l’autrice è frutto di un appassionato lavoro di ricerca sui luoghi e la storia. Già le prime pagine si aprono su uno scorcio della vita nel Regno di Napoli nel corso dei secoli e sulle dinastie che si sono susseguite. Quasi delle istantanee scattate nel tempo a luoghi, personaggi e paesaggi immersi nelle tradizioni che ne scandiscono la quotidianità.
La vicenda parte da Napoli e si sposta a Catanzaro, e i paesaggi, i profumi, mutano con il mutare dei luoghi. Curato nei minimi dettagli richiamandone percezioni sensoriali: visive attraverso i colori e le sfumature; uditive («la voce del vento gridare rabbiosa […] come un demone irato […] che bussa forte»); e, da non sottovalutare, percezioni olfattive indicate in particolare con i toni della nostalgia: ogni dettaglio costituisce la tessera di un complesso mosaico necessario per guardare con gli occhi della voce narrante.
La percezione costituisce la prima fase della conoscenza attraverso un’elaborazione delle diverse sensazioni provenienti dall’ambiente, individuando fra esse quelle rispondenti agli interessi momentanei e integrandole con le esperienze passate; le organizza in un’esperienza complessa e dà loro una forma caratteristica e personale.
Denis Bertrand ci aiuta a leggere con particolare chiarezza il corpo stesso di questo romanzo, strutturato soprattutto come un continuum descrittivo, là dove «la figurativizzazione del discorso è un processo graduale le cui due polarità sono l’iconizzazione – in grado di garantire la somiglianza con delle figure del mondo sensibile – e l’astrazione – che allontana il discorso da tale universo» (Basi di semiotica letteraria).
In ogni descrizione la natura è in perfetta sintonia con la protagonista , quasi la bellezza dell’una si confonda con la forza dell’altra. «[…] Tutto mi ritorna alla memoria, mentre siedo dietro i vetri bagnati di questa finestra, che si affaccia su una Napoli buia e allagata, che io non vedo, poiché è come se stessi guardando un acquerello invisibile, disegnato da un meraviglioso pittore, all’interno del quale per anni ho vissuto io, personaggio reale di questo quadro ormai immaginario […]» Le descrizioni del paesaggio rendono perfettamente i luoghi dove il racconto, componendo panorami opulenti di sfumature e dettagli, vanno ad arricchire il panorama intimo di Donna Laura, la sensibile protagonista, capace, attraverso la trama del ricordo, di una sollecitudine affettuosa che avvolge le vicende e le persone coinvolte.
Una scrittura agile e lieve capace di appassionare all’educazione sentimentale della protagonista.
Vita e terra diventano sempre più una voce sola fino al momento finale in cui la tragedia personale e il sisma del 1783 operano in simultanea sulla storia, ponendo dolore al dolore, fino alla catarsi.