Vincoli

12,00 

Nicola Rodofili

Genere: narrativa

Collana: Narrativa

978-88-95880-03-7 | pp. 128| 12 × 20 cm | aprile 2008 | FUORI COMMERCIO

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Descrizione

Vincoli” è frutto dell’idea, della volontà, della conoscenza e coscienza storico-sociale e del quoti-diano vivere dello scrittore.
Esso si pone, tra i vari obiettivi didattici, quello di fornire ai giovani lettori una serie di stimoli in grado di spingerli alla ricerca attiva di un sistema eidetico, che li faccia interagire positivamente con la realtà circostante.
Ed è soprattutto per questo che lo scrittore tiene conto, nella sua attività ermeneutica e interattiva della società sia delle urgenze espressive che tecniche e teoriche per permettere la comprensione delle condizioni storiche del pensiero sociale e della realtà nella quale operano i giovani protagonisti della sua narrativa, tanto da renderli compatibili col sistema socio-economico del mondo attuale: “i limiti morali non passano inosservati neanche al giovane lettore”.
Il suo pensiero diviene visibile attraverso il si-stema linguistico che ha deciso di adottare per co-municare con gli altri.
Manifesta la volontà di essere ascoltato e non necessariamente apprezzato: il sistema linguistico usato viene in conflitto con quello convenzionale, molto rigido, in cui il senso viene veicolato da segni prestabiliti.
È “creatore e signore” di sempre rinnovati segni, espressioni che tendono a scardinare la fissità della Langue, cosicché i “vecchi e cari segni” della quotidianità acquistano valore nuovo tanto da rendere possibile una più efficace comunicazione: “Ciao Maurì… e bum, beccati questo!”.
“Molteplicità e convenzionalità” configurano l’opera come un vero e proprio sistema linguistico multimediale. Tali qualità-comunicative rivelano capacità espressiva, coerenza logica nel comunicare contenuti essenziali e sostanziali del suo pensiero.
Il libro risulta articolato in 12 capitoli. La trama vera e propria ha inizio già nel 1° (e sembra esser persa di vista nel procedere), quando Mario e Maurì (Maurizio D’Arrigo simpaticamente chiamato “Maurì” dal cugino Mario) assistono di nascosto all’acceso dialogo-scontro che coinvolge l’ingegnere e il padre di Carlo (compagno di scuola dei due ragazzi), il Signor Amato, camorrista senza scrupoli. La storia diviene avvincente in alcuni ca-pitoli, che contengono tutti gli elementi per esser tali: la paura per le minacce, il terrore di essere scoperti nella cava (Maurizio e Mario si erano introdotti, una domenica, nella cava del paese), la gratificazione del “processo” che sana una ingiustizia (Antonio Amato verrà arrestato), l’apoteosi di Mario, trasformato in un “eroe” dall’intera cittadina, che riesce con le proprie mani a crearsi con vasta fortuna.
Maurizio − autore − ormai grande sembra stia scrivendo senza un piano preciso basandosi su ap-punti mentali che butta giù in fretta. Evoca il suo passato di ragazzo, il suo genio; tratta di un periodo in cui i conflitti interiori, il logorio e le tensioni erano ancora molto lontani ed inimmaginabili ai suoi occhi; scrive un episodio dopo l’altro, sembra si stia schiarendo le idee su quel che è stata la sua vita. Mette a fuoco quasi tutti i personaggi, in modo particolare Mario e Ninetta, tanto da assumere, nella scala gerarchica, una posizione non poco rilevante. Mario è esempio di come una persona non abbia bisogno di istruzione, posizione sociale, denaro per godere. Ragazzo totalmente impenitente forte e poco raffinato, che non si sarebbe mai confermato, che sapeva a malapena leggere e scrivere, ma riuscirà a capovolgere la situazione.
Nella scena in cui inizia a lavorare, divenuto, potrei dire più taciturno, viene finalmente incluso nella vita della società. Esprime così tanta energia da delineare un ragazzo nuovo “autentico”, incurante dei giudizi degli altri.
Ninetta invece all’inizio è presentata come una ragazza molto sicura di sé, sportiva, sempre dispo-nibile con gli altri, nel seguito diviene insicura, e sofferente per la mancanza di Timmy; un’adolescente triste che vive del ricordo delle va-canze, commossa, con gli occhi arrossati piccolissi-me lacrime che le segnano il visino pallido e delicato: “Cristo, Ninè! esclamò Mario con sincerità. Ma allora tu sei completamente cotta!”
L’autore infonde in Maurizio coesione e vivacità da renderlo un “personaggio senza età”. Ed è per questo che sia Timmy che Ninetta vengono presentati come i più maturi, ma quando si innamorano si comportano come i bambini.
Ma cos’è che rende Maurì un adolescente?
È l’eccessiva drammaticità e mancanza di considerazione per i sentimenti altrui, non è innamorato di Martina e non può capire quale sofferenza sia la lontananza per Timmy e Ninetta; anche per Timmy svariati sono gli umori che vanno dalla profonda depressione alla fantasia: il tutto completa l’intera gamma dei comportamenti giovanili.
Maurizio e Mario si eccitano immaginando ciò che succede nella cava. Ciò di cui sono testimoni, è possibile che altro non sia che il metodo compositivo-esploratore dell’autore: concepisce una situazione che la mente di un ragazzo potrebbe verosimilmente immaginare e in seguito decide che questa storia “è troppo buona” per non essere sviluppata e inserita nella narrazione (E. L. Doctorow).
I ragazzi sono un miscuglio di qualità tipiche dei ragazzi. E così, Carlo è archetipo fortemente riconoscibile nell’infanzia di ciascuno di noi, cioè il ragazzo cattivo che agli occhi del Padre, con la sua perversa visione del mondo, appare come un “bravo ragazzo”. In realtà entrambi sono sprege-voli.
Al contrario dei giovani protagonisti, gli abitanti sono piatti e si contraddistinguono per la loro tollerante benevolenza con cui reagiscono a ogni malefatta compiuta dai boss del luogo.
Essi non rappresentano una parte fondamentale della composizione, risultano efficaci come voce collettiva. La loro reazione è trattata in modo tanto sbrigativo che il sipario cala sulla scena prima che abbiano avuto l’opportunità di reagire.
Beh, dimostriamo indulgenza verso i difetti della composizione, forse la stessa indulgenza dimostrata da Maurizio − autore − quando contempla quel suo mondo: è un’opera piena di nostalgia, la sua retorica è ricca di elementi comici, ironiche azioni di un grossolano ragazzo, tanto da credere che l’autore avesse una visione poco chiara del suo lavoro.
Inoltre a suscitare la nostra tolleranza è la voce del libro che identifica con candore i veri sentimenti di Ninetta e Timmy: è semplicemente un inno alla gioventù (Sam Clemens).
Il libro può essere adottato sia da ragazzi che da adulti, perché le avventure narrate sono si-tuazioni che più di una volta hanno avuto realmente luogo. Perciò non può essere snobbato dagli adulti. Il lettore adulto lo può sempre leggere con gli occhi da bambino per giungere a un’immagine identica: quella dell’adolescenza. Questa visione è meno immediata in noi giovani lettori d’oggi: ciò avvalora il lavoro dell’autore. Sembra che al mondo esistano due forme di vita, distinte e per lo più incompatibili: il ragazzo e l’adulto, nonché due specie distinte, i buoni e i cattivi con due culture diverse, che si scontrano tra di loro continuamente e generano conflitti.
Il libro si propone di divertire ragazzi e ragazze ma non può essere “evitato” dagli adulti, poiché in parte l’intenzione dell’autore sembra esser proprio quella di tentar di ricordare in modo piacevole e leggero com’erano un tempo loro stessi, cosa pro-ponevano e pensavano, come vivevano la loro vita e in queste strane imprese, a volte, si imbarcavano.
Ma come si conclude la narrativa?
È storia di ragazzi, di adolescenti che si conclude con il matrimonio: personaggi che vivono ancora, prosperi e felici, così che valga la pena di riprendere la storia e vedere come essi siano diventati; forse per questo l’autore non rivela alcuni aspetti della loro nuova vita: quella da adulto.

Ivana Napoli