Un libro ci salverà

10,80 

Antonio Calabrò
Pagine: 144
Mese/Anno: febbraio 2010
ISBN: 978-88-95880-45-7
Dimensioni: 14 x 21 cm
Genere: narrativa
Collana: Narrativa
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Esaurito

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Descrizione

L’opera di Antonio Calabrò è destinata a creare clamori, a spiazzare il pubblico anche quello più appassionato e da sempre abituato alle discussioni intorno alla valenza, al ruolo e all’impatto che la letteratura, ed i libri in genere, hanno sull’esistenza degli uomini.
È il racconto in prima persona, un’autobiografia culturale, emotiva; un percorso esistenziale sempre segnato dalla necessità concreta, quasi fisica, dei libri. Fin da subito, egli si palesa come voce narrante spoglia di remore nel rivelare ai lettori dubbi ed interrogativi sul suo mestiere di scrittore.
Già di per sé il titolo è imperioso, forse anche un po’ azzardato e volutamente idealista, ma trasmette in pieno la passione culturale che accompagna quest’uomo in tutta la vita.
Rappresenta parte del conoscibile dell’Autore, una summa letteraria, cinematografica, musicale nella quale il lettore potrà identificarsi, ritrovare comuni passioni o scoprirne di nuove.
“Sentirsi in un acquario”: così esordisce l’Autore Antonio Calabrò nell’opera Un libro ci salverà, con la quale si evince già dalle prime pagine una netta distinzione tra sé e il mondo.
Ai confini dell’analisi sociologica e antropologica, il protagonista ha il desiderio forsennato di scorgere e mirare oltre i limiti della conoscenza critica.
L’atteggiamento è a tratti irriverente e anticonvenzionale soprattutto quando utilizza l’ironia inumidita di avversione (dunque anche su di sé) sulla categoria degli scrittori contemporanei, che non aggiungono nulla di nuovo a ciò che è già stato detto lungo secoli di tradizione letteraria ma, al contrario, banalizzano certi stereotipi che divengono cliché ad uso e consumo.
Perentorio è il suo manifesto letterario quando dichiara: “Applicare alla parola scritta il mio modo di essere.”
E da questo punto si snoda tutta la vicenda dell’Autore alla ricerca di un soggetto da scrivere, adatto alla tv, “familiare ed educativo”. Ed ecco palesarsi il bivio intellettuale: quale strada imboccare? Scegliere il facile successo o attendere che prenda forma la vera storia?
Tale dicotomia non avrà ragion d’essere, poiché è connaturato nell’Autore il desiderio di potenziare il significato estrinseco delle parole, baluardo di difesa e vittoria sulle logiche del denaro e della vana gloria.
La critica non cede mai il passo all’accettazione del compromesso, giacché l’opera è un incondizionato inno al valore del libro e all’imperscrutabile virtù di incarnare le umanità più disparate.
Così immagina di aggirarsi, con iniziale confusione, nei meandri oscuri dell’iter letterario accompagnato da Melville, indimenticabile autore del Moby Dick, sua guida virgiliana sempre pronta ad aiutarlo ed in certi casi a spronarlo nell’inseguire una storia da narrare.
Melville però non sarà l’unico ad esser presente. Le voci di tanti autori fungono da prefazione ad ogni capitolo; si alternano Calasso, Tolstoj, Stendhal, McCarthy, Bulgakov, Borges ciascuno dei quali ha contribuito a rendere Calabrò un intellettuale in costante osservazione.
Predilige definirsi “capotreno esistenziale”, forse a voler sminuire le proprie capacità o alleggerire l’arduo e scomodo compito che attribuisce allo scrittore di risolutore dei mali e, dunque, non solo interprete della realtà ed investigatore di animi.
Forse si carica di attese eccessive il nostro Autore, ma questo è lo spirito di chi ama e vive come se fosse sempre l’ultimo respiro, e di chi comprende che l’umanità è talmente inesplicabile da non poter esser incarnata dalla vacuità, l’effimero o, peggio ancora, dal banale, poiché deturpa la scrittura e compromette l’onestà intellettuale.
Ogni pagina trasuda quest’impeto ed incarna la funzione civilizzatrice del libro, pronto a scuotere “l’italiano medio” dal torpore esistenziale a cui da troppo tempo è abbarbicato.
Tutto ciò è reso da un ritmo cadenzato, e l’enfasi e l’afflato raggiungono il pubblico definitivamente conquistato da cotanto ardore. Pertanto la scrittura è considerata metafora d’amore eterno: incondizionato e mai traditore.
In conclusione, il libro decide di divulgare la sua misteriosa natura di casa, madre, figlio e confidente; a volte polveroso, ingiallito, in certi casi datato e surclassato da nuove forme di comunicazione, ma pur sempre amato ed accolto.
Un libro ci salverà incarna questa magia e ben altro, e Antonio Calabrò incita l’umana immaginazione a scoprirlo.

Francesca Rappoccio