Shalom Aba – Ciao Padre

13,00 

Milly Nale

In copertina: Fiume Giordano – Terra Santa, Corrado Del Buono, www.corradodelbuono.it

Genere: Narrativa

978-88-97995-23-4 | pp. 184 | 14× 21 cm | marzo 2013

Descrizione

Primo classificato alla VI edizione 2011
del Premio Internazionale Gaetano Cingari
sezione Narrativa

Dalla Prefazione a cura di Kreszenzia Daniela Gehrer

«È facile comprendere gli assassini. Ma questo: la morte, / la morte intera, ancora prima della vita, / contenerla con dolcezza, senza essere malvagi, / questo è indescrivibile.» Con queste parole, raccogliendo la sfida dell’impensato e dell’impensabile, Rainer Maria Rilke nel 1915 concludeva la “IV Elegia” duinese.
Milly Nale, vincitrice del Premio Letterario Internazionale “Gaetano Cingari” nel 2011 alla sezione narrativa inedita, con questo romanzo, raccoglie la medesima sfida totale. Non con le mani della scrittura poetica che giunge fino all’oscuro lato delle cose ma attraverso l’ampio abbraccio della scrittura narrativa, con una tale intimità e accoglienza della parola che ne fanno un capolavoro di introspezione psicologica.
Scrivere vuol dire senza dubbio significare, cioè esprimere attraverso il linguaggio sia scritto sia orale pensieri, sentimenti, idee. Ma oltre alla mera definizione, scrivere vuol dire co-rispondere a un’urgenza interiore, avere il coraggio di ascoltare una domanda radicale a cui l’autrice risponde con grande garbo e senza rimanere sulla soglia. Milly Nale si addentra con naturalezza, parola dopo parola, frase dopo frase nell’animo e nella storia del protagonista, Daniele Sonnino. La storia di Daniele Sonnino è anche la storia di una famiglia intera strappata alla sua comune quotidianità e gettata nella tragedia della Shoah.
I piani temporali s’intersecano, si sistemano in chiasmi, si allontanano, si accavallano e si scontrano per poi riprendere piani e pacificati. Le perturbazioni dei piani temporali e la loro lenta pacificazione corrispondono esattamente ai sommovimenti interiori di Daniele, ai suoi temporali emotivi e ai radi momenti in cui la tensione si scioglie.
Il tempo in Shalom Aba è il tempo del ricordo, il tempo che non è mera progressione omogenea, ma “durata” interiore, refrattaria a qualsiasi tipo di misurazione. È il tempo della distensione dell’anima, per dirla in termini agostiniani. Il ricordo non è una fatua rappresentazione, ma un’esperienza concreta che consente alla famiglia Sonnino, stretta nell’intercapedine spaziale che va da Roma a Beersheba, di allungarsi ancora una volta sul passato doloroso, non per una fuga nostalgica né per nutrire di rimpianto la tragedia vissuta, ma per capire fino in fondo se si è ancora capaci di cura e responsabilità nel presente. […]