Racconti di A.N. Teffi – Commenti al testo e esercizi

10,00 

Tatiana A. Ostakhova

Pagine: 192
Mese/Anno: dicembre 2009
ISBN: 978-88-95880-41-9
Dimensioni: 14 x 21 cm

Genere: Racconti russi con traduzione e esercizi

Collana: fuori collana
Categoria:

Descrizione

Con lo pseudonimo Teffi si firmava Nadežda Aleksandrovna Lochvickaja, una delle più conosciute scrittrici del secondo decennio del Novecento. In mezzo secolo di attività letteraria ha pubblicato poesie, racconti, pièces teatrali, feuilletons, recensioni, saggi, memorie e un romanzo, però il suo genere preferito rimase una miniatura. I contemporanei la definivano «la regina dell’umorismo», ma pur facendo ridere i suoi lettori, piuttosto che inventare storie e situazioni comiche, Teffi le traeva dalla vita quotidiana. Un critico letterario, Georgij Adamovic, disse di lei: «Teffi non giudica nessuno, non impartisce lezioni, i contemporanei si riconoscono nei suoi libri e ridono di se stessi.»
In uno dei racconti Teffi fornisce la motivazione dell’origine del suo pseudonimo. Tutto risale ai suoi primi passi nell’attività letteraria. Dovendo pubblicare la pièce La questione femminile, ella non volle firmarla con il proprio nome: ce ne voleva un altro che portasse fortuna.
Essendo convinta della fortuna degli sciocchi, decise di adottare il nome alterato di uno di questi, Steffi. In seguito, in un’intervista, la scrittrice dichiarò invece che per lo pseudonimo si era ispirata ad una poesia di Kipling, Taffy was a walesman, Taffy was a thief… Il tempo le diede ragione: quel nome le portò la fama.
Dopo la morte, Teffi è stata a lungo dimenticata, solo negli ultimi decenni in Russia si è risvegliato l’interesse verso la produzione letteraria della scrittrice e nel 2000 è stata edita una raccolta delle sue opere.
Teffi nacque a Pietroburgo il 21 maggio3 1872 in una famiglia di intellettuali. Il padre, Aleksandr Vladimirovic Lochvickij, di nobili origini, era un professore di criminologia, un noto giurista, un ottimo oratore e una persona di spirito arguto. La madre, di origine francese, era appassionata di poesia e conoscitrice della letteratura sia russa che europea. Le tre sorelle di Teffi, Maria, Varvara ed Elena, componevano poesie e pièces teatrali; il fratello Nikolaj, che intraprese la carriera militare, in gioventù si dilettava a comporre poesie. Tuttavia nella letteratura si sono affermate soltanto Maria (che in seguito scelse lo pseudonimo Mirra) e Nadežda.
Diplomatasi al ginnasio, Nadežda sposò giovanissima il giudice Vladislav Bucinskij e la famiglia si trasferì a Tichvin, una piccola cittadina di provincia. Nel 1900, dopo la nascita di tre figli, Nadežda divorziò dal marito e, ritornata a Pietroburgo, intraprese la carriera letteraria. Esordì con alcune poesie e una pièce teatrale. Il successo giunse qualche anno dopo con racconti e feuilletons umoristici che furono pubblicati su importanti giornali e riviste. Sostenitrice dei moti rivoluzionari, nel 1905 pubblicò due feuilletons sull’organo di stampa del partito comunista «Pravda» e collaborò al giornale bolscevico «Novaja žizn’». I racconti furono interpretati ideologicamente per diventare uno strumento di critica della borghesia capitalista. Uno di questi fu così commentato:

La redazione dalla «Pravda» è molto grata alla signora Teffi per la sua collaborazione e spera che anche in futuro questa donna dallo spirito arguto possa scrivere simili feuilletons. Saranno senz’altro pubblicati perché niente testimonia in maniera così convincente l’imminente vittoria del proletariato mondiale quanto il fatto che i borghesi spensierati ridono di se stessi sull’orlo della propria tomba. Tale “riso tra le lacrime” rappresenta un’autentica testimonianza del fatto che, usando l’espressione della stessa Teffi, per la borghesia «l’universo è talmente saturo e senza via d’uscita che è diventato insopportabile viverci4.»

Dal 1908 fino alla fine del 1918 collaborò con la rivista «Satirikon5» (in seguito «Novyj Satirikon»), che ebbe un ruolo significativo nel panorama culturale di quegli anni. I racconti e i feuilletons di Teffi contribuirono ad accrescere la popolarità della rivista, grazie alla quale la scrittrice riuscì ad affermarsi e a conquistare i suoi lettori. Nel 1910 uscì la sua prima raccolta di poesie (Sette fuochi), seguita da due volumi di Racconti umoristici. Teffi fu apprezzata non solo dal pubblico, ma soprattutto dalla critica e da colleghi scrittori come I. Bunin, A. Kuprin, D. Merežkovskij e F. Sologub. «La leggevano e l’ammiravano letteralmente tutti» scriveva la poetessa Irina Odoevskaja. «Il talento della Teffi metteva d’accordo persone dalle più diverse opinioni politiche e i più diversi gusti letterari.» Nel 1913, durante la stesura di un volume celebrativo in occasione del terzo centenario della dinastia Romanov, alla domanda quali scrittori Nicola II avrebbe voluto includerci, egli rispose: «Teffi! Soltanto lei. Nessun’altro. Solo la Teffi.» Infine, dopo lunghe trattattive, acconsentì di includere altri poeti e scrittori, come Z. Gippius e D.S. Merežkovskij. Fra i suoi ammiratori c’erano V.I. Lenin e A.F. Kerenskij. La scrittrice raggiunse tale popolarità in Russia che con il suo nome furono battezzati profumi e cioccolatini.
Nel 1917 Teffi accolse con entusiasmo la rivoluzione di Febbraio, ma non quella d’Ottobre. Nell’autunno 1918 partì con A. Avercenko ed alcuni attori per una tourneé a Kiev; nel 1919 giunse a Costantinopoli. Dal 1920 Teffi si stabilì a Parigi dove trascorse la seconda metà della sua vita, diventando una delle scrittrici più popolari dell’emigrazione russa. I racconti di Teffi furono pubblicati sui più importanti settimanali russi di Parigi («Poslednie novosti», «Obšcee delo», «Vozroždenie», «Grjadu-šcaja Rossija», «Sovremennye zapiski», «Zveno»), Berlino («Rul’») e Riga («Segodnja»). Nelle opere del periodo dell’emmigrazione la satira cedette il posto all’osservazione filosofica della vita; queste erano concepite per i compatrioti, sui compatrioti e descrivevano “il paradiso perduto”, la tanto amata e tanto irraggiungibile Russia. La produzione degli ultimi anni fu, invece, dedicata alle memorie dei contemporanei. Nonostante fosse considerata una scrittrice umoristica, una volta scrisse: «Gli aneddoti fanno ridere quando li si racconta. Quando li si vive diventano tragedia. La mia vita è un aneddoto senza fine, in altre parole è una tragedia.»
Non si è mai dimostrata ostile all’Unione Sovietica ma non tornò più in patria. Tra le difficoltà degli ultimi anni (malattie, ristrettezza economica) si spense a Parigi il 6 ottobre 1952 circondata dagli amici più intimi. È sepolta a Sant-Geneviève de Bois.
Nel presente volume vengono proposti sette racconti umoristici della scrittrice inediti in italiano.
La scelta del racconto breve umoristico è stata determinata da motivi sia funzionali che tematici: infatti, esso offre una misura compatta e una sollecitazione della curiosità che lo rendono quanto mai adatto a coprire un’unità didattica. Inoltre, questo tipo di testo riflette in modo particolare gli aspetti della civiltà culturale e linguistica del popolo, e funge anche da indicatore della “morale” del periodo storico in esso rappresentato.
Il libro si articola in sette unità didattiche, ciascuna delle quali è suddivvisa in due parti. La prima è basata su un testo in originale accompagnato da un commento mirato a facilitare la comprensione delle espressioni meno correnti, dei modi di dire, e delle parole indicanti specificità della cultura russa. La seconda ha un’impronta teorico-didattica e racchiude il Training lessicale e il Commento grammaticale.
Nel Training lessicale si focalizzano le espressioni che presentano maggior interesse dal punto di vista dello sviluppo delle capacità comunicative. Il Commento grammaticale è organizzato in funzione degli argomenti morfologici che, nei testi originali, consistono in specificità grammaticali raramente considerati dai manuali correnti italiani. Gli esercizi a chiusura del Training lessicale e del Commento grammaticale sono improntati al consolidamento degli argomenti trattati e sono correlati da chiavi. In appendice è riportata la traduzione in italiano di ciascun testo realizzata dalla stessa curatrice che la propone anche come un possibile modello di riferimento per l’esercizio traduttivo.