La maschera del Barone

12,00 

Nicola La Barbera

Pagine: 160
Mese/Anno: febbraio 2009
ISBN: 978-88-95880-17-4
Dimensioni: 15 x 21 cm

Genere: narrativa

Collana: Narrativa

Esaurito

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Descrizione

Nel romanzo “La maschera del Barone” l’autore Nicola La Barbera delinea un affresco della società siciliana partendo da radici storiche lontane, addirittura post unitarie.
Il vissuto del protagonista, uomo di legge, s’intreccia con la realtà e la storia della Sicilia e della Calabria.
Il commissario Falconeri, cresciuto in Piemonte, si presenta come un uomo tutto d’un pezzo, rigoroso, inaccessibile, ma romanticamente sensibile al fascino femminile.
È ammaliato ed invischiato negli odori siciliani; nelle sue narici, nelle sue vene, nei suoi occhi vivi scorrono riti e tradizioni di una terra seducente, quanto mai intrisa di voci antiche.
Terre e uomini irti, spinosi ai più, percepiti impenetrabili quasi quanto la foresta dell’Aspromonte, ma capaci di rara solidarietà e accoglienza.
L’altro protagonista è il Barone. Anch’egli uomo di giustizia, ma di una Giustizia diversa che, con il proprio linguaggio, ha agito per la “crescita” di un territorio ai tempi in cui lo Stato era sordo ai richiami e alle insofferenze isolane.
Il romanzo potrebbe definirsi una sorta di metaromanzo, un romanzo nel romanzo.
L’autore utilizza un ottimo escamotage letterario per ricostruire la vita familiare del Falconeri che in parte rispecchia quella del paese siciliano da cui ha avuto origine la storia.
L’opera ha sapore investigativo – poliziesco, realista e a tratti verista per l’uso sapiente del siciliano e del calabrese.
Rientra sicuramente all’interno di quella corrente letteraria che scruta fazzoletti di terra imbevuta di giustizia, onore e rispetto. Non occhi giudici, ma testimoni di una realtà complessa nella quale si evince, in primis, la totale assenza dello Stato e la conseguente costituzione del Baronaggio che spadroneggia imponendo il proprio codice comportamentale e stabilendo vita e morte.
Il titolo è evocativo. La maschera, a cui fa riferimento, è quella pirandellianamente indossata dagli uomini di onore che vivono e muoiono per esso. Se è del caso pronti a sacrificare anche la famiglia, ma mai al venir meno dei propri obblighi morali.
Ogni elemento innestato lo sanciscono romanzo completo: conflitti di classe, amori osteggiati, lotte di potere, giustizia, mafia.
La Barbera è abile regista capace di calibrare ogni aspetto dell’opera: intervalla suspense a pathos emotivo (ad esempio, nell’episodio del ricongiungimento familiare).
Come nella migliore tradizione dei meridionalisti, non giustifica il fenomeno da cui ha avuto origine la mafia, ma cerca di analizzarne le cause che hanno fatto sì che tale organizzazione sia entrata a far parte del tessuto sociale divenendo modus vivendi popolare.
Con acume disamina l’evoluzione drammatica della stessa mafia che cambia volto divenendo “colta ed elegante”, dunque meno facilmente riconoscibile.
Esistono ruoli interscambiabili e mai definitivi: i buoni o i cattivi possono appartenere alla stessa famiglia, possono combattere e contrapporsi, addirittura allontanarsi, per anni; ma sono indissolubilmente uniti e tale legame sarà più forte di ogni cosa.
Ma La Barbera ci fa sperare in uomini che lottano giornalmente per contrastare tali poteri oscuri.
Il Falconeri e i fidi colleghi sono i nuovi eroi moderni che fanno dell’obbligo morale la loro ragion di vita, mai spinti dal desiderio di gloria.
Mosso da umiltà e dal desiderio di ristabilire il giusto corso degli eventi, privo di piaggeria semplicistica o banale, l’autore incita a non arrendersi e a non sottostare ai soprusi.
Sono tematiche drammaticamente odierne e attuali dalle quali si deduce e si ribadisce, ancor di più, il ruolo dell’intelletuale-eroe che utilizza la penna e le parole come unici strumenti di impegno reale a testimonianza concreta che il cambiamento, se desiderato, possa avvenire.

Francesca Rappoccio