La legge del capo

11,80 

Nicola La Barbera
Pagine: 216
Mese/Anno: ottobre 2010
ISBN: 978-88-95880-59-4
Dimensioni: 14 x 21 cm

Genere: narrativa

Collana: Narrativa
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Esaurito

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Descrizione

Lo spessore di questo bel romanzo di Nicola La Barbera si manifesta soprattutto nella sua capacità di catapultare il lettore nel ventre recondito di una terra accogliente e orgogliosa, combattiva e determinata, alla ricerca del riscatto sociale, troppo spesso orfana di uno Stato presente a singhiozzi, inevitabilmente preda di un antiStato criminale e ormai radicato nella società.
L’interessante analisi sociale che emerge dal testo indaga con intelligente realismo le ragioni e le responsabilità che hanno portato il Sud a un’empasse dalla quale purtroppo, a oggi, ancora non riesce a uscire, lasciando ingenti risorse territoriali e umane nelle mani di un manipolo di uomini pericolosi, nella realtà delle cose non sempre dotati della morale corretta e dell’indole buona del barone Solineri.
Eppure c’è bisogno di seguire delle regole precostituite, di avere un indirizzo preciso per le proprie azioni, ecco perché al profondo scetticismo verso la giurisprudenza e le divise militari si contrappone il timore reverenziale verso le leggi di Dio e le opinioni del popolo, la vox populi dispensatrice di spietati giudizi e conferitrice inconsapevole di potere e prestigio.
“Onore”, “famiglia”, “rispetto”, sono gli atavici punti di riferimento, parole cardine che riportano a concetti e significati ben diversi da quelli canonici e condivisi, laddove esiste chi per l’onore è disposto a uccidere e morire, chi basa le fondamenta del proprio rispetto sul grado di timore che riesce a incutere negli altri attraverso azioni di efferata violenza, chi estende il concetto di famiglia e ne elabora una struttura diversa da quella tipicamente accettata dalla società.
La terra d’origine, la cultura popolare, le proprie radici, la protezione costante del gradino a fatica conquistato e occupato nella scala sociale di questo microcosmo, articolato e dalle complesse gerarchie, fungono da reale filo conduttore nella trama del racconto.
La scelta dei luoghi non è dunque un caso fortuito: le soleggiate terre di Sicilia, dove il profumo del mare si mescola a quello degli agrumi in fiore, e la Calabria dalla bellezza che incanta, sono il vero collante delle esistenze dei protagonisti.
Il ritmo del racconto è incalzante e non mancano colpi di scena, suspense, spunti di riflessione, il tutto coadiuvato da una opportuna mescolanza italiano e dialetto (la lingua popolare manifesta qui tutta la sua potenza narrativa).
È bravo lo scrittore a illustrare tutte le sfaccettature della natura umana, intervallando bene l’aspetto coriaceo di chi deve proteggere gli affetti più cari e la reputazione della famiglia anche a costo di delinquere, con quello del padre affettuoso, del nonno tenero, dell’amico sincero e presente.
È bravo lo scrittore a lasciare aperto uno spiraglio di luce per tutti, a non lasciare il lettore, una volta chiuso il libro, defraudato della speranza di redenzione, di cambiamento, di legalità.
In questo dedalo di esistenze sofferte, di dinamiche conflittuali, di gente fiera e dalla lucida coscienza, nelle quali è assai complessa (se non impossibile) l’individuazione di un protagonista-eroe e di un antagonista-antieroe, l’unico aspetto realmente salvifico è il rispetto verso la propria terra, elemento comune che consente a ciascuno di ritrovare i fili spezzati della propria esistenza.

Celeste Napolitano