Il figlio del re. La leggenda di Nanoà

12,00 

Luca Decembri

Illustrazioni interno e copertina a cura di Pier Giovanni Decembri.
Prefazione di Danilo Breschi

Genere: Narrativa

978-88-97995-90-6 | pp. 304 | 14 × 21 cm | marzo 2015
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Descrizione

Un professore si reca presso la biblioteca di un antico monastero della Gusciona per svolgere alcune ricerche e incappa per caso in alcuni diari che parlano di Nanoà, un’antica città costruita in cima al monte Falco e di cui oggi si è persa ogni traccia.
Attraverso la storia di quattro giovani amici (il Matto, il Diavolo, il Gobbo e il Falco) conoscerete la storia di Nanoà, l’antica città perduta che nasconde molti segreti; su tutti, quello del figlio del re, annunciato da un vecchio cavaliere che tutti ritengono pazzo.
Tra circoli segreti, feste paesane, elezioni politiche, un tempio nascosto sotto le fogne e una guerra incombente, l’amicizia dei quattro giovani sarà messa duramente alla prova dall’arrivo di un assedio e della pazzia che travolgeranno Nanoà; loro dovranno combattere per difenderla e salvare se stessi e le persone che amano.

Dalla prefazione di Bruno Pinsuti Berrino

E poi si dice che la ricerca storica non è un’avventura, ma roba da smidollati sedentari!
Basta leggere il romanzo di Luca Decembri per rendersi conto di quante porte apra la ricerca d’archivio, magari quella condotta presso qualche remoto monastero alto medievale di un luogo montano sperduto e non meglio identificabile, anche se sa molto di Toscana. Così capita di vivere una grande avventura al professore grazie al quale è stato rinvenuto il diario dei diari, perché di questo si tratta, ossia di un manoscritto assai risalente che raccoglie e cuce tra loro quattro diari che offrono quattro punti diversi e convergenti di un’identica serie di eventi. Beninteso, niente azione diretta, niente trasformazione dell’archeologo in un agente 007, come accade ad Indiana Jones. Qui si parla di quell’avventura tutta mentale che costituisce l’essenza di ogni lettura che meriti di esser stata fatta, e merita perché all’ultima pagina ti lascia nell’anima residui più ricchi e densi. E finisce che ti ritrovi ad aver compiuto un viaggio dentro mondi che la realtà, pur così immaginifica e sempre imprevedibile, sa di rado regalarti. […]