Frammenti di vita

10,00 

Vanda Pagnotta

FUORI COMMERCIO

In copertina: elaborazione grafica a cura dell’Autrice

Genere: Poesia

978-88-95880-93-8 | pp. 48 | 12 × 20 cm | marzo 2012

Esaurito

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Descrizione

I segni della quotidianità raramente prendono strade complesse, perse come sono dentro la convenzionalità dell’espressione ricorrente. Il linguaggio di Vanda Pagnotta, semplice e incisivo, viceversa sceglie di percorrere temi usuali in maniera inusuale dal momento che l’autrice si preoccupa di lasciare delle tracce essenziali per la costruzione di liriche pregne di sentimento. Un’attenzione particolare è riservata allo stato d’animo in cui si realizzano le emozioni, divenendo un vero e proprio luogo in cui risiedono pensieri, percezioni e momenti. La maniera dell’autrice è sfumata dall’intimità di ciò che ella vive, e conduce il lettore dentro atmosfere rarefatte eppure, allo stesso tempo, chiare ed esatte dentro un repertorio immaginifico: «Il vecchio tavolo / non è mai solo, è sempre allestito / per nuove avventure, / da ricordare e da raccontare.», mentre la luce di una fonte metaforica accompagna i versi con fragore dolente, permettendo di spingere l’analisi delle cose immergendola in momenti esclusivi e intimi.
Un linguaggio apparentemente silente quello dell’autrice, ma sostanzialmente urlante; che comunque non le impedisce la serenità dell’introspezione. Il testo attraversa persone, luoghi e oggetti come fosse la parte reale e vivificata di un viaggio autodeterminato dalla conoscenza, e lo fa senza mai staccarsi dalle atmosfere disilluse o cedere il passo alla rassegnazione. Solo apparentemente piegata, la poetica di Vanda Pagnotta gioca una scommessa alta, per ottenere in cambio l’addentrarsi dentro dimensioni esclusive e mai statiche; il risultato è, piuttosto, una silloge aderente a realtà sfuggenti o scivolose che l’autrice coglie dentro attimi fatti di sfide al nocciolo del poetico. Trovando la traccia per stanare argomentazioni intime, infatti, si pregia di momenti di solitudine per compensarli di vita densa tramite la sublimazione in versi: «Il silenzio della notte / mi prende, mi possiede, / mi avvolge in un abbraccio / senza fine».
L’autrice è immersa dentro il paesaggio dell’anima pur vivendo in maniera costante e intensa il suo ruolo dentro il mondo presente, riuscendo così ad evocare sentimenti quasi visivi, documentati. L’osservazione, dentro i versi, è un perpetuo vagare, un susseguirsi di fragilità e speranze che rimandano alla memoria e alla suggestione come in un moto dello spirito, mentre la fragilità umana si trasforma in parole scritte che divengono un tentativo dell’anima necessario verso un riscatto del vivere ordinario.

Katia Colica