Venti nomadi

12,00 

Salvatore Piccoli

Genere: narrativa

Collana: Narrativa

978-88-95880-00-6 | pp. 80 | 12 × 20 cm | febbraio 2008 |  FUORI COMMERCIO

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Descrizione

«Venti Nomadi» è il resoconto della coscienza, della memoria storica e dell’impegno civico dell’Autore. Salvatore Piccoli realizza un’opera dall’intenso valore storico-morale, che si distingue per la spiccata molteplicità tematica.
Con grande abilità narrativa, traccia vicende dal forte profumo autobiografico in cui aleggiano i più disparati sentimenti: il conflittuale distacco di un giovane dalla propria terra e la riscoperta di questa ormai adulto, il legame indissolubile con le proprie radici e la consequenziale nostalgia, ed ancora il seme della disuguaglianza storico-sociale che si perpetua col trascorrere dei secoli.
È di notevole rilievo l’interesse, la minuziosità dello storico nello scomporre fenomeni alla base della storia del Mezzogiorno insieme ai relativi meccanismi strutturali ed, altresì, precisi avvenimenti contemporanei della collettività.
Immediata ed urlata appare la denuncia della sperequazione sociale, dell’ingiustizia e dell’incomprensione umana, ma altrettanto impetuoso è il diniego all’approvazione del sistema socio-culturale a cui non smette mai di porre quesiti: «Che senso ha la civiltà?»
I suoi protagonisti, facce del medesimo prisma, sono anime che in balia dell’oscurità sociale assumono forma di fantasmi, divenendo ombre, reietti della società.
Il lettore è travolto e stravolto da tale profondità espositiva, ed il forte impatto emotivo genera la partecipazione; dunque l’identificazione è inevitabile.
L’autore, fortemente intimista, scandaglia l’animo umano, ed è estremamente generoso nel condividere con il lettore il suo agire, il suo sentire e perciò gliene sarà grato.
Tra i momenti più alti vi è l’attualizzazione della triste storia di Caino e Abele da cui hanno avuto origine i mali dell’umanità. Altrettanto spietato è il giudizio sull’uomo, carnefice-vittima di soprusi e ingiustizie.
È come se il Piccoli volesse ribadire un insegnamento caduto nell’oblio: gli uomini non imparano dalla Storia, Magistra Vitae; tuttavia Matrigna, fautrice di perenni omicidi.
La perizia dell’Autore consiste nel saper coniugare il vastissimo mondo culturale facendo propri alcuni topoi letterari classici (Foscolo, Leopardi, Pascoli, Kafka e Pasolini) e attuali (Guccini ecc.), e ciò si riflette soprattutto nell’utilizzo di un sistema linguistico variegato in cui coesistono registri raffinati e toni volutamente popolari e colloquiali.
Il Piccoli enfatizza il binomio da sempre alla radice della contrapposizione umana: Eros e Thanatos. Soprattutto negli episodi in cui l’indifferenza e la solitudine sembrano avere il sopravvento, l’Autore tempestivamente ci conforta, ci risolleva con il sopraggiungere del riscatto socio-affettivo. Egli assurge a modello e motore universale la Speme, la cui personificazione è classicamente rappresentata.
Piccoli, dunque, realizza all’interno dello scenario culturale un capolavoro, tale da essere interpretato come un unicum letterario, storico e narrativo.

Francesca Rappoccio