Un re d’autunno – Gioacchino Murat

13,00 

Achille Concerto

FUORI COMMERCIO

In copertina: elaborazione grafica. Jean-Antoine Gros, Equestrian Portrait of Joachim Murat (1767-1815), Parigi, Museo del Louvre (280 x 343 cm, olio su tela); sfondo tratto dal sito www.windoweb.it

Genere: Narrativa

978-88-97995-05-0 | pp. 128 | 14 × 21 cm | luglio 2012

Esaurito

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Descrizione

Durante il periodo della dominazione francese, sotto Giuseppe prima e Gioacchino Murat dopo, il Regno di Napoli vive quello che Lia D. Baldissarro definisce come il «lungo decennio». Un lasso di tempo sicuramente breve per la storia, ma intenso di riforme e profondi mutamenti nel tessuto sociale con l’abolizione nei diritti dei feudatari e l’istituzione dei tribunali, la realizzazione di un nuovo codice Civile e Penale, il decentramento amministrativo del regno, l’istituzione del divorzio, la riforma dell’Università, la creazione di quella che poi sarà la Facoltà di Ingegneria, il potenziamento delle infrastrutture… Un processo complesso, in grado di provocare molte resistenze riuscendo tuttavia a incidere sulle mentalità e sugli atteggiamenti degli individui e della collettività. Tutte queste operazioni di rinnovamento costituiscono la vera e propria metamorfosi del Regno di Napoli in uno stato moderno, con la trasformazione di tutti quegli organismi politici ed economici che risultavano anacronistici, che lo stesso FerdinandoIV ritenne di dover mantenere al suo ritorno (tranne per il divorzio, naturalmente).
Nell’opera di Achille Concerto, rivivono le ombre di un passato dell’Italia meridionale ricco e controverso, forse il periodo più interessante e inatteso: il regno francese di Murat. È all’ombra di quest’uomo che vive il nostro personaggio, al quale Murat, narra e rivela le gioie e le terribili angosce. Il testo, di facile lettura, si dipana raccontando il periodo di storia tra il 1796 e il 1815 nel Regno delle due Sicilie e nell’Europa di Napoleone. Ma soprattutto è il racconto vibrante di emozioni e alti valori di tutti quegli uomini e donne che hanno tentato in quell’epoca di realizzare il loro sogno: ambizioso e smodato, come per Napoleone; o sottile e misterioso, come questo libro ci propone, di Murat. Una figura sorta per caso, accanto Napoleone, di cui salva il collo dalla ghigliottina, per divenire il suo seguace e cognato; e poi il Regno di Napoli…
Ma che uomo era Murat? In questo racconto, l’autore Achille Concerto, diventa la voce della coscienza, lascia fluire pensieri ed emozioni, tracciando il ritratto di un uomo passionale, coerente, con un grande ambizioso sogno. Gli eventi storici vengono accennati, sussurrati, guardati con distacco per lasciare il posto agli uomini che li hanno vissuti. Lucido e appassionato, l’autore imprime a tutti i personaggi il suo sguardo intimo; non indulge in descrizioni esteriori o ambientali più del necessario, per accordare invece allo scandaglio dell’anima la massima prospettiva. Da psichiatra qual è, l’autore esplora, attraverso gli eventi, le emozioni e gli intenti dei suoi personaggi tracciando possibili percorsi e intenzioni all’origine di fatti e comportamenti. Molto ci racconta di ciò che spinse Murat, al Proclama di Rimini, che così inneggiava «Italiani! L’ora è venuta che debbono compiersi gli alti vostri destini. La Provvidenza vi chiama infine ad essere una nazione indipendente. Dall’Alpi allo stretto di Scilla odasi un grido solo “L’indipendenza d’Italia!”»; rintracciando in quest’uomo originale e entusiasta il primo sostenitore di un’unità che tarderà a venire.
Un ricco bagaglio di rappresentazioni grafiche dell’epoca completa il testo, evocando momenti decisivi e particolari.
Lo stile narrativo enfatico e colloquiale dell’autore sospende il lettore nel mistero di una realtà che non si conosce appieno. Non è questo un romanzo ucronico, ma potrebbe costituirne alcune premesse, avvolgendo i fatti avvenuti sotto la luce ambigua di un occhio risplendente al centro di un triangolo.

Daniela Scuncia