Mille Miglia una corsa per la vita

15,00 

Claudio Alberto Andreoli

FUORI COMMERCIO

Pagine: 336
Mese/Anno: ottobre 2011
ISBN: 978-88-95880-81-5
Dimensioni: 14 x 21 cm

Genere: Narrativa

Collana di Narrativa

Esaurito

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Descrizione

Il romanzo Mille Miglia una corsa per la vita, di Claudio Alberto Andreoli, non è soltanto il racconto di una delle più storiche e prestigiose gare automobilistiche, a cui già l’omonimo titolo fa riferimento, ma è soprattutto un resoconto dell’esistenza umana: è la storia di vite che ineluttabilmente si intrecciano e si accompagnano, di sopravissuti che coattamente tentano di resistere alle insidie, ai momenti difficili, presenti lungo il cammino di ciascuno; è la storia di chi ha il coraggio di rialzarsi, di agire per migliorare se stesso e salvare la vita altrui, anche quando ciò significa sacrificare la propria.
Ed è proprio in occasione della competizione di auto d’epoca, Mille Miglia, che due delle coppie che gareggiano, quelle date per favorite, si incontrano, si conoscono meglio, fino a condividere non solo parte della gara, ma anche ciò che ne conseguirà: alla guida dell’Aston Martin, argentata, c’è il rampollo Leopoldo Borghetti, insieme al suo navigator, il moldavo Vladimir Kiev; mentre proprietario dell’Alfa Romeo, rosso fiammante, è Sergio Adrati, e con lui gareggia il navigator, nonché amico di infanzia, Francesco Franzelli. Così in breve e semplicisticamente si può riassumere la trama del romanzo.
Tuttavia il testo, molto più complesso e ben articolato, si presenta come un’opera sui generis, che sfugge da una precisa connotazione, da un definito genere letterario, configurandosi ora come romanzo d’avventura, ora come romanzo psicologico, arricchito da una pletora di nozioni di carattere antropologico-eziologico, storico-artistico, nonché araldico-toponomastico ed eno-gastronomico, che conferiscono maggiore autorità e attendibilità al testo stesso: da costumi e perversioni sessuali, si passa a citazioni e aneddoti legati alla produzione di vini; ma anche all’etimologia dei nomi di città, delle tradizioni che in esse si perpetuano, e delle loro costruzioni architettoniche e bellezze artistiche; alla spiegazione di alcuni rituali; alla storia di antiche famiglie signorili italiane; e ancora alla caduta dell’Unione Sovietica e del Comunismo.
Non un diario di bordo dunque, ma un romanzo compatto che segue un’andatura binaria: da un lato la narrazione dell’evento Mille Miglia, di cui vengono offerte informazioni precise e verosimili, dall’altro il flusso di ricordo dei due navigator, Vladimir e Francesco, occasionato dalle suggestioni che l’evento stesso induce. Questi ultimi, infatti, seguendo le tappe fondamentali della corsa, e spesso interrotti dai compagni alla guida, ripercorrono mentalmente, scandendoli nei tempi cronometrati della gara, i momenti fondamentali della propria esistenza, popolata da volti di amici, affetti familiari, amori, incontri effimeri. Così il percorso Brescia-Roma-Brescia perde il suo valore intrinseco, e lo acquisisce solo nella misura in cui permette ai personaggi di abbandonarsi ai loro pensieri, alle loro reminiscenze.
Tale schema narrativo fa sì che alla cornice generale della gara, in cui sono coinvolti tutti i partecipanti, segua un doppio sviluppo speculare e asimmetrico del discorso; nel senso che, sulla base del comune contesto, la storia individuale dei due protagonisti procede in modo analogo da un punto di vista cronologico, ma opposto qualitativamente, rispetto agli avvenimenti che li riguardano.
L’opera si apre infatti con l’attesa di Vladimir da parte di Leopoldo, e di Francesco da parte di Sergio, a cui seguono altri determinati momenti nodali della competizione e dell’excursus vitae, in cui però ciascuno dei protagonisti assume posizioni diverse: alla catabasi dell’uno corrisponde l’anabasi dell’altro; al fallimento dell’uno, l’ascesa economica dell’altro; alle virtù morali dell’uno il degrado dell’altro; ai tradimenti subiti dall’uno, quelli consumati dall’altro; agli amori sofferti e problematici dell’uno si contrappongono le relazioni facili e superficiali dell’altro; così come opposti sono anche i motivi per cui partecipano alla gara.
La storia di due uomini, dunque, colti nelle loro debolezze e bassezze, ma anche nei momenti di maggiore felicità e realizzazione; un racconto dell’anima, che solo a se stessi si può confessare; un percorso introspettivo che permette ai due navigator, così dissimili tra loro per origini e stile di vita, di prendere coscienza, e di fare virtù dei propri fallimenti.
Ed è proprio a partire da questa autoanalisi, capace di scuotere l’intimo dei protagonisti, che la profonda discrasia che sussiste tra loro, reiterata peraltro in tutto il testo, si risolve in una solidale empatia, in un consorzio, in un’armonica condivisione. Solo nell’explicit, infatti, le riflessioni del moldavo Vladimir e di Francesco, ma pure i loro destini si intrecciano fatalmente, insieme a quelli degli altri personaggi del romanzo, offrendo così a ciascuno la possibilità di potersi redimere, di appianare i propri conti, e quindi, ad un livello narrativo, lo scioglimento delle azioni.

Rosamaria Scarfò