Lo spaventapasseri

12,00 

Andrea Percivale

FUORI COMMERCIO

Pagine: 240
Mese/Anno: settembre 2011
ISBN: 978-88-95880-85-3
Dimensioni: 147 x 21 cm

Genere: Narrativa

Collana di Narrativa

Esaurito

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Descrizione

Un velo di mistero aleggia intorno alla tranquilla quanto borghese famiglia Anselmi, in vacanza nella residenza estiva di Pietranera in Liguria. Tutto ha inizio casualmente, quando Franco, il protagonista, durante una schermaglia giocosa con il cugino Roberto, inciampa su una scatola imballata, che suscita curiosità per le parole scritte all’esterno della confezione, ma soprattutto per il suo contenuto. Questo l’enigma da risolvere, ed è proprio a partire da questo elemento perturbante, da questo “oggetto mediatore” per dirla con Ceserani, che si dipanano le indagini del ragazzo, impigliato in una fitta trama di segreti inconfessabili, riguardanti tutti i componenti della famiglia; in luci e ombre, che si scagliano tra la folta vegetazione di montagna, per poi proiettarsi anche negli animi dei personaggi, i quali alternano parole non dette a confessioni disperate, incontri mancati ad appuntamenti ambigui, alibi e bugie a verità scomode, sospetti a certezze inconfutabili, coincidenze e imprevisti casuali a decisioni risolute e razionali.
Insomma un vero giallo deduttivo, quello messo in piedi dall’autore Andrea Percivale, sia per l’ambientazione, per certi versi sinistra (molte azioni si svolgono tra i boschi), sia perché gli avvenimenti sono collocati in un ambito piuttosto isolato che consente di identificare i sospettati in una cerchia ristretta e ben definita, ma anche perché ad indagare, raccogliendo indizi spesso nascosti e fuorvianti, spiando le mosse dei sospettati, e architettando stratagemmi di vario tipo per cogliere in flagranza il colpevole, è un dilettante, un adolescente con ambizioni di scrittore: Franco.
Lo spaventapasseri è un romanzo articolato che sfocia nella metaletterarietà, e che si ammanta di elementi tipici del genere fantastico sia nei procedimenti di enunciazione, come pure nelle tecniche e nei sistemi tematici che ricorrono. In questo senso va allora concepita la carica creativa e metaforica del linguaggio, le confessioni da parte dei personaggi, gli elementi di figuratività connessi alla semantica della visione, il tema dei morti, della follia, del senso del limite e del baratro, e della “frontiera”, considerato come confronto tra due culture. L’impiego di questi espedienti narrativi, di strategie retoriche e di topoi ricorrenti, permette infatti di conferire maggiore attendibilità e veridicità a quanto viene scritto.
Proprio questa l’arte dell’autore, il quale sapientemente è riuscito a tessere gli intrighi che si celano dietro una famiglia apparentemente salda e armoniosa, cogliendone le zone d’ombra, e svelandone, alla luce della ragione, i contenuti latenti, repressi, ineffabili; impresa alquanto complessa dal momento che “il chiarore è un fastidio, un’intrusione, un abbaglio che nasconde tutto”. Non uno sterile risolvimento di un caso ma un’investigazione più profonda, intenta a ricercare tutte le dinamiche, le sovrastrutture, che lo hanno creato.
Vengono palesati il senso di fallimento indotto da grandi ambizioni, la vulnerabilità, i dubbi, le lacerazioni interne, i disagi, i turbamenti che coinvolgono tutti i personaggi, i quali seppur vicini fisicamente, sono divisi da una distanza emotiva e generazionale, in cui però gli adolescenti occupano un posto privilegiato. Questi ultimi, infatti, rispetto agli adulti, spesso caratterizzati dall’inazione, da un senso di inadeguatezza, individualismo e incomunicabilità, sono allo stesso tempo, gli spettatori e i veri registi della storia, nonché in parte gli ideatori stessi del plot. Sensibili e perspicaci avvertono il malessere che circonda il mondo adulto, e con determinazione e grande maturità, ma anche con spirito di coesione, doti manchevoli ai loro genitori, riescono a mutare il corso degli eventi, riscrivendo la trama e portandola verso un epilogo insospettato.
Ma in fondo, tra esterno e interno, luci e ombre, visione e cecità, tra giochi di sospetti, rimandi, suspense e colpi di scena, ciò che certamente influenza il carattere del testo e che permette l’assoluto coinvolgimento da parte del lettore è, il linguaggio stesso: semplice e diretto, ma anche metaforico, ironico, arricchito di citazioni letterarie, musicali, filmiche, di stereotipi e riferimenti al mondo odierno, che vanno dalle marche commerciali agli slogan pubblicitari. Un linguaggio nuovo, che si modula sulle frequenze dei neologismi, di termini ri-semantizzati, dello slang giovanile, rasentando il turpiloquio.
D’altronde vita e romanzo si intrecciano, sono interscambiabili, a tal punto che persino “il ‘verosimile’ è più reale del vero”. Così dalle menzogne, dai sotterfugi della vita nascono storie letterarie veritiere e autentiche. In questo senso va considerato allora anche il titolo dell’opera, dal momento che spesso gli individui si lasciano sedurre da falsi miti, da simulacri, giungendo persino ad assumere le sembianze di spaventapasseri, che “serve proprio per confondere, per farti immaginare quello che non c’è”.
Insomma, per quanto ciascuno, si adoperi nel vano tentativo di dare una direzione compiuta alla propria esistenza, tuttavia le pagine della vita, gli orditi del destino, disegnano altre trame, filano altri epiloghi, così che nessuno è davvero l’unico artefice di se stesso, nessuno scrive veramente la propria storia, ma piuttosto è un personaggio che si lascia agire dal corso della narrazione.

Rosamaria Scarfò