Indissolubile Nucleo

8,00 

Bruno Laganà

Pagine: 72
Mese/Anno: maggio 2009
ISBN: 978-88-95880-31-0
Dimensioni: 13 x 21 cm

Genere: raccolta di poesie

Collana: Poesia

Esaurito

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Descrizione

“afferravo lo spicchio di luna
e ne facevo falce
per stendere il grano già maturo
e prepararmi un letto nuovo”

Nella musicalità di questi versi tratti dalla lirica “Servono la luna e qualche stella” di Bruno Laganà è già possibile cogliere la magnifica capacità espressiva che questo poeta imprime con maestria ad ogni suo componimento. Quando inizierete a leggere questa silloge scoprirete che non è possibile fermarsi, una volta iniziata quest’avventura avrete voglia di leggere le poesie tutte d’un fiato, perché la magia che pervade ogni lirica affascina e seduce il lettore a tal punto da fargli credere che addentrandosi nella lettura potrà penetrare il mondo più segreto del poeta.
Questo libro racchiude in sé una straordinaria ricchezza e complessità di temi e di tecniche espressive; tutto si colloca al di là della rappresentazione oggettiva, ordinata e razionale del reale, sembra continuamente che la realtà nasconda un significato più profondo. Leggere le poesie di Bruno Laganà è come entrare in un sogno, non il nostro però, tutto è del poeta e dei suoi affetti, noi possiamo addentrarci in esso solo perché egli lascia proprio per noi uno spiraglio attraverso il quale sbirciare nel suo mondo, e in punta di piedi, per non rompere l’incanto e l’equilibrio che l’autore ha creato con così tanta maestria, tentiamo di carpire il segreto che ogni poesia nasconde, e ad una prima lettura ci sembra quasi di aver capito cosa l’autore vuole comunicarci, ma ci resta anche un retrogusto che sa di mistero e che ci porta a leggere e rileggere ancora continuando a percepire che quello che non riusciamo a cogliere a pieno è l’infinito che ogni buon artista riesce a racchiudere nelle proprie opere e che non potrà mai essere del tutto conosciuto da nessun altro salvo lui stesso.
I componimenti lirici di Laganà nascono pertanto dalla fusione di due elementi: la particolare sensibilità del poeta e la sua competenza tecnica, ovvero la capacità di manipolare le risorse della lingua per esprimere in modo personale e originale le proprie esperienze ed emozioni. Al centro del componimento è l’autore che filtra il mondo attraverso la sua ottica e la sua sensibilità.
Tutti questi versi sgorgano senza affanno ma con magistrale levità e chiarezza, con disegni di paesaggi filtrati dalle emozioni del poeta che ce li restituisce trasformati, personali, ormai riconoscibili solo nel luogo della sua memoria che è uno dei temi predominanti dell’intera opera, il ricordo dei paesaggi visti e vissuti in un tempo ormai lontano.
Ma il vero motore di tutte le liriche è l’Amore. Ovunque possiamo ritrovare delicatissime descrizioni dell’amore che l’autore si sforza di rintracciare dappertutto intorno a sé e che personalmente ha sicuramente conosciuto sotto varie forme per descrivercelo così egregiamente, ne siamo certi perché un animo così limpido e capace di cantare la bellezza della vita nelle cose più semplici in quelle più difficili è indubbiamente un animo che ha amato tanto.
Nella bellissima lirica “Pura nell’amore” ci rendiamo conto di tutto questo, di quanto un padre possa amare per trovare parole così belle da dedicare ad una figlia, e non le trovo io le parole adesso per dirvi quello che resta nel cuore quando la lettura di queste strofe finisce.
Per cogliere davvero il senso di questo libro il primo passo è porci nei suoi confronti con grande consapevolezza che ci stiamo ponendo all’ascolto di un intimo e soggettivo sentire della condizione umana. In un momento storico in cui l’ascolto è forse ciò che manca di più, porsi in questo atteggiamento significa essere rivoluzionari, essere fuori dagli schemi in cui il mondo vuole costringerci, gustare quel po’ di divino che ciascuno di noi racchiude in sé e che sembriamo ormai costretti a vedere soffocato dalla miriade di voci che quotidianamente ascoltiamo.
Questo è quello che rimane per sentirci ancora immortali, è l’autore stesso a dircelo nella poesia “Se ci sono”:

“Ecco cosa resta!
Pensare d’essere immortale finché c’è vita.”

Domenica Moscato