Il ricordo di un amore

11,00 

Monica Finardi
Pagine: 208
Mese/Anno: febbraio 2010
ISBN: 978-88-95880-38-9
Dimensioni: 14 x 21 cm

Genere: narrativa

Collana: Narrativa
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Esaurito

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Descrizione

Il ricordo di un amore è il risultato del sacrificio amoroso di una giovane divenuta donna nell’entroterra calabrese, il cui sentire si scontrerà con una realtà dura e sacrificante.
Il romanzo è un ballo cadenzato dalle movenze dei ricordi. Infatti è proprio “ricordo” la parola chiave intorno a cui ruota tutto il romanzo e riecheggia fin dai primi righi del testo.
L’Autrice, fin dalle prime pagine, rende immortale questa storia solo con la scrittura di tre parole su una cartolina.
Sono narrati i tormentati sentimenti d’amore di Angela per Umberto severamente contrastati e oltraggiati, che divengono alberi maestri a cui la protagonista si aggrappa con tutte le sue forze ed anche il lettore lo fa.
Non è donna libera, ogni decisione è stata presa al suo posto, prima dalla famiglia d’origine poi dal marito che in gioventù aveva tanto amato, ma della quale non aveva mai accettato la natura. L’eroismo di Angela si evince dalle sue scelte, dalle azioni che compie mai condivise da alcuno. Soffre, agisce, ama, viene offesa, ripudiata, perseguita poiché si ribella a ciò che avrebbe dovuto provare e vivere. L’Autrice è abile complice della protagonista ed il lettore patteggia ancor di più per questo legame quando scoppia la passione nel rispettivo bagliore di occhi ed auspica il realizzarsi dei loro sogni. Desideri che emergono e prendono il sopravvento come in un costante flusso di coscienza, intervallati da monologhi interiori in cui vagano, incondizionate, le emozioni della donna.
La dicotomia è il leit motiv dell’opera, duplici sono le difficoltà: non solo Angela vive una relazione extraconiugale, ma per di più con un “uomo d’onore”, con il quale è impossibile progettare un futuro insieme. Avrà il sopravvento il senso di dovere, il suo ruolo di madre e la necessità di acquisire quel senso di libertà per tanto tempo sopito; sarà il raziocinio, sua nuova guida, a vegliare su ogni scelta. Ma questo non è amore sbagliato e basta poco che quel fuoco, che continua a covare sotto le ceneri, divampi nuovamente.
L’Autrice esplora gli animi di ogni singolo personaggio. Approfondisce la sofferenza di Angela, la perfidia dei suoceri, la cattiveria del marito il cui unico obiettivo è farla sentire inutile, che gode nel vederla derisa e sbeffeggiata dall’intera comunità.
Scevra di inflessioni retoriche o femministe, l’Autrice sviscera con lucidità l’archetipo tradizionale della famiglia come unione forzata, sacrificio sociale che si deduce dalle parole della madre, ed il concetto di amore come proprietà e possesso nelle azioni del marito.
È una schiava moderna ed alto è il prezzo da pagare: solitudine e depressione divengono scomode compagne della protagonista, ma solo fino a quando non deciderà di riprendere in mano le redini della sua esistenza anche tramite il lavoro, orgoglioso strumento di emancipazione.
Questo diario interiore assume le sembianze di una dettagliata cronaca emotiva a più voci, poiché rappresentati pensieri e idee di tutti coloro che sono coinvolti nella vicenda, anche del piccolo Giuseppe. Ogni prospettiva è resa priva di giudizio, ogni elemento inserito è costruito con sagacia ed il romanzo ne guadagna in intensità e condivisione emotiva.
È un’opera che ripercorre dinamiche familiari, menage a volte insostenibili ma tremendamente reali in quanto legate alla contrapposizione di ruoli. L’Autrice coglie questi aspetti e li restituisce con immagini precise, dialoghi serrati e parole infarcite di realtà vissute.
Anche le problematiche sociali e culturali di una terra in crisi di speranza fungono da sfondo alle vicende dei protagonisti. Infatti a separare tale unione è la scelta di vita diversa: Umberto appartiene ad una realtà familiare criminale e non se ne discosta.
È moderno esponente mafioso che sente di agire per la “Giustizia”, ma ne possiede un’idea distorta. Sembra palesare una bontà d’azioni come se non esistessero confini tra bene e male, ma sono palesi.
Dunque la mafia irrompe nella vita dei protagonisti e, del resto, non può essere altrimenti dati gli episodi che li vedono coinvolti anche come semplici spettatori: dalle minacce alla richiesta di pizzo, fino all’omicidio.
Le innumerevoli sfaccettature (investigativa, sociale, psicologica) rendono l’opera una narrazione compiuta e completa.
L’Autrice attua una critica della realtà sociale e della mentalità locale sempre combattuta ed osteggiata dalla stessa protagonista. Scova ed individua i colpevoli (la mafia) ed i complici (lo Stato), i quali assumono ruoli e compiti interscambiabili in vari ambiti come nella Sanità pubblica, descritta con precisione nell’episodio del ricovero dello zio.
Angela dunque, nonostante il sentimento che la lega ad Umberto, comprende che non può sottrarsi alla realtà; in primis è una madre. In un atto di estrema consapevolezza abbandona l’uomo che ama e, con grande forza d’animo, decide di impegnarsi per ricostruire il nido familiare, raggiungere quella serenità mai posseduta e che, alla fine, otterrà.
La Finardi ci fa comprendere come nulla sia definitivo, il dolore per la fine di un amore può lenirsi ed il calore di esso accompagnare dolcemente il percorso di vita di ogni essere umano, anche quando si sono intrapresi viali diversi.
L’opera si conclude proprio trasmutando il ricordo di questo legame in versi, poiché pregio della lirica è rendere inarrestabile il continuo fluire della memoria.

Francesca Rappoccio