Buio

12,00 

Andrea Buccianti

FUORI COMMERCIO

Pagine: 192
Mese/Anno: giugno 2011
ISBN: 978-88-95880-79-2
Dimensioni: 14 x 21 cm

Genere: narrativa

Collana di Narrativa

Esaurito

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Descrizione

Nei sotterranei della stazione centrale di Milano viene ritrovato il cadavere di un barbone. Un delitto inspiegabile, una fine indegna, una morte ingiusta quanto misteriosa, che fa molto riflettere il commissario Andrea Trombettoni, il quale, mettendo da parte pregiudizi sociali, depistamenti, mezze verità e omissioni, si occupa della strana vicenda, aggravata e complicata da altre due sparizioni sospette: una precedente all’omicidio e una immediatamente successiva.
Lo stravagante ma perspicace commissario, tuttavia, non è solo nel portare avanti il suo lavoro investigativo: oltre ad avvalersi del supporto dei suoi superiori e della collaborazione dei suoi colleghi, tra cui l’ispettore Fortuna e l’agente della Polfer Giorgio, viene accompagnato e aiutato per tutto lo svolgimento delle indagini dagli altri barboni che popolano il sottomondo della stazione, in particolar modo da Alessandra, la quale inaspettatamente si rivela un personaggio chiave per la risoluzione del caso.
Dunque l’opera si configura come un vero e proprio romanzo giallo, ideato dall’autore Andrea Buccianti, per certi versi alter-ego del protagonista come si evince già dal nome, con raffinata attenzione al particolare e con una profonda sensibilità alle dinamiche esistenziali. Ma, tra congetture, ipotesi, deduzioni, interrogazioni, confessioni, moventi, esecutori materiali e mandanti, si insinuano altre questioni che, come fila sfilacciate, come trame scoperte, scorrono parallelamente all’intreccio della storia: così, mentre il commissario Trombettoni cerca delle relazioni tra l’assassinio e i presunti colpevoli, implicati nella vicenda, si trova a scandagliare le relazioni familiari e affettive dei personaggi; nel tentativo di ricostruire l’identità del barbone morto, finisce con il disvelare la vera identità di Alessandra; e ancora, pur sforzandosi di concentrarsi sul presente e sull’imminente conclusione dell’attività investigativa, viene attanagliato dai ricordi del passato.
Tutto il romanzo comunque, si muove su un duplice piano: da una parte gli avvenimenti che si aggrovigliano alla luce del sole, nel mondo ordinato e razionale, scandito dai ritmi frenetici, in una realtà ipocrita e falsa, dominata dal materialismo; dall’altra le azioni che si snodano nel buio mondo dei sotterranei in cui vigono altre regole, popolato da uomini e donne senza nomi né passato, i quali solo in quanto deboli o perché ribellatisi alle logiche del potere, sono considerati “schiavi, paria, invisibili, non credibili”.
La dicotomia tra sovra-mondo e sub-mondo, tra luce e buio, tra visione e cecità, tra verità ingannatrice e illusoria, e conoscenza intima e totale, si risolve, pertanto, con la supremazia della seconda sulla prima. Paradossalmente infatti, il commissario perviene alla risoluzione del caso, soltanto dopo aver esaminato e compreso ciò che si agita tra i reticoli sotterranei, e solo grazie alle confessioni-testimonianze dei relitti che li abitano. In questo senso quindi, sia la luce che acceca, come anche la nebbia che confonde, “nemico personale” di Andrea, distolgono dalla reale percezione, mentre invece il buio, il cui valore è reso icastico già nel titolo, illumina la verità. Allo stesso modo questo discendere nel sottomondo, in cui guide-Giuda e traghettatori-Caronte fanno la loro comparsa, in cui nulla è come sembra, e persino l’accostamento barbone-Barone è possibile, permette al commissario di fare affidamento sul proprio istinto, di “fiutare” lo scacco, e quindi di comprendere.
Si possono, quindi, rintracciare tre livelli di significato dell’opera, così quanti sono i livelli dei sotterranei della stazione, nonché quelli della struttura mentale: su di uno si sviluppa la narrazione del giallo; sull’altro si innesta una critica contro le ingiustizie, le disparità e le contraddizioni sociali, scaturite dalla “democrazia autoritaria, concausa dell’alienazione”, tenace nel persuadere “ad accettare i valori della società, che impone i propri modelli di tecnologia e di potere”; e su di un terzo, più profondo e meno palese, si tenta un approccio psicanalitico, rappresentato dal calarsi metaforicamente negli stadi più remoti del proprio essere, nell’inconscio.
Insomma un romanzo complesso e multiforme nelle sue diverse letture interpretative. Cosicché si passa facilmente dai ricordi ossessivi alle tesi scientifiche, dagli articoli di legge ai riferimenti letterari e alle speculazioni filosofiche: “uno per ritrovarsi da queste parti, ha una dialettica fondata principalmente sulle nozioni d’antitesi e di rifiuto. Si pone in un’ottica d’interrogazione critica, contestatrice, e chiede alla società i propri titoli di legittimità”; ma anche ad interi periodi dedicati all’arte culinaria: d’altronde “non c’è un solo grande investigatore della letteratura che in qualche modo non sia connesso con il cibo o la cucina. Da Maigret a Nero Wolf, da Poirot a Montalbano, da Pepe Carvalho a tanti altri minori, tutti cucinano o almeno amano il buon cibo”.
Una storia avvincente che si dipana tra colpi di scena e esiti insospettati, raccontata in un linguaggio reale e diretto che, sebbene a tratti sia tecnico e settoriale, è scevro da termini burocratici, ma comunque sfumato da toni metaforici e ironici.

Rosamaria Scarfò