Quando il prestigioso strumento della
poesia riesce a cogliere quelle intime emozioni che
sono proprie di chi le scrive, ma che diventano al
tempo stesso condivisibili da parte di chi le ascolta,
quando la parola è suono e l’astratto
è visibile nei versi, la poesia diviene valore,
e tra i valori, quello più sublime.
I componimenti di Cinzia Laila Cosenza ne sono la
piena dimostrazione. In Arkadia, già
dai primi versi, notiamo come l’autrice riesca
a rendere il lettore testimone “in diretta”
delle sue emozioni. Attraverso un linguaggio evocativo
e immediato, vibrante e «lurido»,
la poetessa cattura delle immagini che sono come fotografie:
riproduzioni dello stato d’animo di un momento.
Le descrizioni non sono mai dettagliate, nella consapevolezza
che la poesia si lascia scoprire da sé, e quando
le parole fluiscono in altri piani si ha la sensazione
di vivere una sorta di viaggio onirico dove frammenti
di un sogno costituiscono la vera condizione del linguaggio
poetico.
In questa creazione vi è un tale impeto di
passione, d’irrequietezza, di solitudine, paura
e rabbia ma anche di desiderio e di incanto che il
lettore si sente trascinato in una spirale di cupo
ardore. Si crea un nodo alla gola che la poetessa
con i suoi versi «di blues vestiti e di
Jazz dipinti» lentamente scioglie, alternando
al ritmo lacerante della sofferenza, quello più
indefinito dei sogni che si susseguono in una tempesta
di emozioni ma che lasciano infine spazio a quel raggio
di sole che infonde speranza.
Antonia Ventura