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Autore: Giuseppe Armani

 

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Pagine: 192
Mese/Anno: giugno 2011
ISBN: 978-88-95880-62-4
Dimensioni: 14 x 21 cm
Prezzo: 11,80 €
Genere: Saggio
Fuori collana
Vedi anche Ordine revocato, Thlenai e Flatus Vocis

Breve presentazione dell’opera


Secondo classificato alla quarta edizione del Premio Letterario Internazionale “Gaetano Cingari” 2009 sezione Saggistica Inedita.


Una difesa forte e sentita della poesia, nella ricerca indefessa della sonorità poetica nella parola ricca di significato, tanto più apprezzabile perché pensata nel silenzio e articolata tra pause, tra intervalli di suoni.
L’autore nell’opera ci porta con sé in un viaggio fantastico e fantasmagorico attraverso la parola. Studiata, analizzata nelle sue origini più remote, la parola diventa strumento di conoscenza dell’animo umano, specchio del divenire fenomenico collettivo e interiore di una società che va dissolvendosi in barbari tributi al più bieco consumismo.
I moderni ritmi impediscono di comprendere l’importanza della pausa, del breve interstizio di tempo necessario per dare senso ai suoni, altrimenti continui e assordanti, trasformandoli in parole, costituite da significante e significato, che vanno modulate e apprezzate anche grazie al silenzio che si frappone tra esse. Come in un’opera d’arte si apprezza la luce che colpisce o accarezza le figure, facendone risaltare, a piacimento dell’artista, aspetti e particolari così l’intervallo è per l’opera poetica il vuoto necessario all’oggetto-parola per emergere dal continuum spazio temporale, per essere distinto e apprezzato, l’intervallo è la luce interstiziale che permette al poeta di far risaltare i contorni della parola, le sue qualità individuali di suono e significato.
Un’analisi profonda della parola poetica, quindi, nel suo ritmico modularsi in pieni e vuoti, nel quale il vuoto è fondamentale strumento di espressione di significati e sentimenti. L’intervallo non è solo pausa che separa, ma elemento che unisce. Il silenzio tra le parole, come ci dice l’autore è “gravido di significati”, non è semplicemente “un improduttivo stadio di riposo nell’esecuzione linguistica” ma, creando il giusto spazio perché il pensiero possa modularsi prima di esprimersi, permette alle parole di acquisire musicalità e contenuto nell’articolarsi fluido del nostro pensiero.
L’autore ricerca il significato intrinseco, primigenio delle parole ricostruendone, grazie alla sua forte conoscenza delle lingue antiche e moderne, l’etimologia, le origini e la formazione. Analizza anche le deviazioni dal significato originario diffuse nel linguaggio corrente spesso in seguito a un uso scorretto del suono o del significato della parola, piuttosto che dovuto a un’evoluzione naturale della lingua.
Lo stile ricco ma fluido e gradevole, dotto ma mai pedante fa di quest’opera una piacevole lettura alla scoperta di un modo diverso di analizzare la realtà, fatto di riflessione sui significati, sulle pause che danno senso alla vita allontanandoci, almeno per il tempo della lettura, dal frastuono arrogante e irriverente, dalla superficiale banalità del pieno a tutti i costi.


Annunziata Rositani

 

 

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