Secondo classificato
alla quarta edizione del Premio
Letterario Internazionale “Gaetano Cingari”
2009 sezione Saggistica Inedita.
Una difesa forte e sentita della
poesia, nella ricerca indefessa della sonorità
poetica nella parola ricca di significato, tanto più
apprezzabile perché pensata nel silenzio e
articolata tra pause, tra intervalli di suoni.
L’autore nell’opera ci porta con sé
in un viaggio fantastico e fantasmagorico attraverso
la parola. Studiata, analizzata nelle sue origini
più remote, la parola diventa strumento di
conoscenza dell’animo umano, specchio del divenire
fenomenico collettivo e interiore di una società
che va dissolvendosi in barbari tributi al più
bieco consumismo.
I moderni ritmi impediscono di comprendere l’importanza
della pausa, del breve interstizio di tempo necessario
per dare senso ai suoni, altrimenti continui e assordanti,
trasformandoli in parole, costituite da significante
e significato, che vanno modulate e apprezzate anche
grazie al silenzio che si frappone tra esse. Come
in un’opera d’arte si apprezza la luce
che colpisce o accarezza le figure, facendone risaltare,
a piacimento dell’artista, aspetti e particolari
così l’intervallo è per l’opera
poetica il vuoto necessario all’oggetto-parola
per emergere dal continuum spazio temporale,
per essere distinto e apprezzato, l’intervallo
è la luce interstiziale che permette al poeta
di far risaltare i contorni della parola, le sue qualità
individuali di suono e significato.
Un’analisi profonda della parola poetica, quindi,
nel suo ritmico modularsi in pieni e vuoti, nel quale
il vuoto è fondamentale strumento di espressione
di significati e sentimenti. L’intervallo non
è solo pausa che separa, ma elemento che unisce.
Il silenzio tra le parole, come ci dice l’autore
è “gravido di significati”, non
è semplicemente “un improduttivo stadio
di riposo nell’esecuzione linguistica”
ma, creando il giusto spazio perché il pensiero
possa modularsi prima di esprimersi, permette alle
parole di acquisire musicalità e contenuto
nell’articolarsi fluido del nostro pensiero.
L’autore ricerca il significato intrinseco,
primigenio delle parole ricostruendone, grazie alla
sua forte conoscenza delle lingue antiche e moderne,
l’etimologia, le origini e la formazione. Analizza
anche le deviazioni dal significato originario diffuse
nel linguaggio corrente spesso in seguito a un uso
scorretto del suono o del significato della parola,
piuttosto che dovuto a un’evoluzione naturale
della lingua.
Lo stile ricco ma fluido e gradevole, dotto ma mai
pedante fa di quest’opera una piacevole lettura
alla scoperta di un modo diverso di analizzare la
realtà, fatto di riflessione sui significati,
sulle pause che danno senso alla vita allontanandoci,
almeno per il tempo della lettura, dal frastuono arrogante
e irriverente, dalla superficiale banalità
del pieno a tutti i costi.
Annunziata Rositani