Vincitore
della seconda edizione del Premio
Letterario Internazionale “Città
di Martinsicuro” 2010 sezione Silloge
Inedita.
Thlenai non è una silloge di poesie,
è un dipinto.
Il lettore comprenderà il senso delle mie parole
non appena leggerà i primi componimenti; di
primo acchito il modo di presentarsi di queste poesie
può destabilizzare, la mancanza di versificazione
non riconduce la nostra mente alla lirica, e questo
si contrappone proprio a ciò che il lettore
è in procinto di scoprire. Questa raccolta
richiede uno sforzo, quello di immergersi immediatamente
nella lettura, senza badare all’apparenza, abbandonando
con l’intelletto i canoni tradizionali del genere
poetico e concentrandosi sulla sostanza.
“Poesie in prosa” è già
di per sé un ossimoro, i due termini sono esattamente
antitetici, eppure Armani riesce a farli convivere
e la sua poesia perde le caratteristiche visive proprie
di quella tradizionale, ma non ne abbandona il senso
più profondo, che è quello di trasmettere
un messaggio associando al valore semantico della
parola quello musicale e ritmico che è peculiare
del componimento poetico.
Il primo termine che mi viene in mente se penso alle
poesie di questa silloge è: cubismo. La realtà
ci viene presentata quasi come un approfondimento
visivo e uditivo su suoi singoli aspetti, trasfigurata
dall’occhio del poeta e analizzata in ogni suo
dettaglio. Ogni momento è unico e degno di
attenzione, studiato in ogni minimo particolare raffigurativo.
Concentrandoci sull’aspetto retorico della raccolta
a prevalere sono le sinestesie, i suoni e i colori
passano da una parola all’altra con fluidità,
in un modo similare a quello attuato nella poesia
simbolista. Armani rifiuta i dettami della logica
a favore di una totale libertà di espressione,
si impossessa di una realtà quasi oscura e
inesprimibile rendendocela attraverso allusioni, suggestioni
musicali, grazie alla magia della parola che diventa
protagonista. La sue poesie danno voce alle percezioni
dell’inconscio, il tempo meccanico, misurabile,
oggettivo è messo in crisi dalla memoria umana
che ne ha una percezione ben diversa, soggettiva,
interiorizzata. La parola diviene il primo motore
dell’atto poetico, che è un atto completamente
personale, diretto, scevro da mediazioni razionali.
La ricerca lessicale privilegia parole dotate di una
forte carica evocativa, per questo spesso compaiono
anche termini provenienti da altre lingue e che la
traduzione sminuirebbe ridimensionando la loro pregnanza
sul contesto e che, sebbene rendano il testo più
complesso da comprendere, ne aumentano la musicalità.
D’altronde il significato è solo una
parte della comunicazione che avviene quando si legge
o si ascolta una poesia; l'altra parte non è
verbale, ma emotiva.
L’Armani “pittore” delle sue poesie
emerge prepotente soprattutto nelle descrizioni paesaggistiche,
lì sembra davvero che stia dipingendo un quadro
con le sue descrizioni tinteggiate e dettagliate ricche
di sprazzi di colore intenso, puro, materico, come
in una tela di Van Gogh.
Questo poeta si rivela quindi come un artista a tutto
tondo, profondo conoscitore della parola è
capace di renderci un componimento ricco di immagini,
di suoni con profonda forza visiva e uditiva.
A questo punto non ci resta che tuffarci in questo
quadro, perderci nelle sue vie di colori e librarci
leggeri al suono delle sue parole.
Domenica Moscato