Costruzione d’Identità racchiude
al suo interno un arco di tempo molto vasto, quindici
anni di sogni, paure, gioie e ferite. Benché
l’autrice sia molto giovane la sua penna sa
raccontare queste emozioni in maniera eccelsa; la
conosciamo Zelda attraverso questi versi, è
l’amica di una vita, quella che ci confida se
stessa senza barriere, che si offre a noi senza frapporre
niente, liberamente, in maniera sincera e pura.
La silloge raccoglie le poesie in ordine cronologico
di stesura, ma non è il tempo il filo conduttore
dell’opera, è possibile rintracciare
un filo immaginario della coscienza che lega tra loro
le liriche. È un percorso di maturazione individuale,
possiamo coglierlo tentando di leggere tra le righe,
interpretando i pezzi di vita raccontati in queste
odi, nelle metafore che in maniera così diretta
ci spalancano una finestra sul cuore dell’autrice.
Dalle prime descrizioni di un passato che a noi appare
nebuloso emergono poche, chiare figure: un padre idealizzato
dagli occhi di una figlia che lo ama immensamente
e lo scontro con “l’uomo” che sta
dietro alla figura paterna, con i suoi limiti, i suoi
difetti e le sue fragilità. Una madre contenuta
di sorrisi e dolcezza, di quelle parole e di quei
gesti gentili che scaldano l’infanzia. Al contempo
però gli affetti familiari rappresentano l’unico
rifugio nei momenti di dolore e sofferenza.
È il ricordo uno dei grandi protagonisti della
silloge, il ricordo come persistente ritorno del dolore
che riappare continuo e inaspettato, mai sopito torna
a fare male, a far sanguinare vecchie ferite, a riportare
alla luce remote inquietudini che non saranno mai
seppellite tanto profondamente da non riaffiorare
mai più. Ed è dal buio più profondo
di queste descrizioni che si passa a sprazzi di pura
Luce che improvvisa giunge ad illuminare il cammino
e a indicare la Via giusta da seguire. La profonda
fede che è compagna di vita dell’autrice
le permette di saper riconoscere in un incontro casuale
la carezza di Dio, la sua mano ad indicare il percorso.
La preghiera è spesso presente nella silloge,
ed è indicata quale unico vero rimedio al dolore;
quale ancora di salvezza a cui aggrapparsi per trovare
il coraggio di andare avanti, di non arrendersi mai
benché la vita ci ponga continuamente di fronte
a sfide che possono sembrare insormontabili. E la
fede aiuta a fare proprio questo, a trovare sempre
la forza di chinarsi, prendere il dolore sulle proprie
spalle e andare incontro alla vita.
Differente è il racconto dell’Amore.
Nelle liriche dedicate a questo tema la realtà
è completamente trasformata, i versi sembrano
sospesi in un tempo irreale e reale insieme, la poetessa
è capace di trasfigurare e sublimare la vita
lasciandoci fluttuare in uno stato di beatitudine
in cui percepiamo cosa significhi amare di un amore
intenso che coinvolge tutte le fibre dell’essere,
che racchiude l’essenza stessa della vita, che
unisce due anime irrimediabilmente legate per sempre.
Nella silloge sono presenti anche alcune odi molto
brevi, quasi ermetiche, delle istantanee che bloccano
in pochissime parole un pensiero, un odore e un’immagine.
Ed è sorprendente come anche il lettore possa
percepire esattamente quella stessa immagine, quello
stesso odore, quella stessa sensazione, come se fosse
compresente materialmente. La proprietà di
linguaggio e l’appropriatezza di ogni singola
parola fanno sì che ciò accada, e nonostante
tutto questo, Zelda Gradilone ha una grande umiltà,
lo capiamo dalle sue stesse parole, dalla poca consapevolezza
della propria grandezza che proprio per questo la
rende così vicina a noi. Nella gioia il cuore
leggero vola in alto e non trova le parole per raccontarsi,
ma nella sofferenza i versi sgorgano senza affanno,
quasi un pianto liberatorio che trova nella scrittura
il modo migliore per alleggerire il cuore, e non sa
che sta preparando un dono per noi.
E a proposito di ciò l’autrice scriverà
questi versi:
Noi possiamo farlo. Possiamo proprio perché
è l’autrice stessa a fornirci la chiave
di lettura dei suoi versi, aprendosi a noi come un
fiore. Di questo non possiamo che essere riconoscenti
esprimendo tutto il nostro entusiasmo per quest’opera
che merita di essere letta e apprezzata.
Domenica Moscato