A occhi bendati narra le vicende di Còrin,
una giovane eroina moderna e del suo gruppo in lotta
contro la criminalità. Una città di
una qualsiasi provincia americana del Colorado, Loveland,
è infestata dalla malavita ed il coprifuoco
è una realtà a cui tutti, compresi i
giovani studenti di un campus, sono abituati.
È un’opera di fantascienza a tinte gialle,
in cui il paranormale e le teorie del complotto producono
uno scenario apocalittico e che, per la vivacità
delle azioni, può essere facilmente equiparata
ai fumetti anni ’70 dall’ambientazione
contemporanea.
Il mistero fornisce un ritmo cadenzato alla lettura
del romanzo, molto corposa nel suo aspetto, ma governata
dalla fluidità e scorrevolezza. Il lettore
è sopraffatto dall’intreccio dei diversi
filoni narrativi (giallo e sentimentale) costruiti
ad opera d’arte, in cui ogni elemento è
aggiunto alla storia come tessera di un mosaico sempre
più grande.
Silvana Uber è autrice sensibile e aguzza nel
presentare la complessità del genere letterario,
in bilico tra antico e moderno, in cui l’esistenza
dei supereroi è dominata finanche da un’estenuante
ricerca di “normalità”.
La protagonista vive di questa dualità: un
evento traumatico la spinge a creare un’altra
se stessa, capace di reggere e trasfigurare il proprio
dolore e caricarsi di quello altrui.
Percepisce che la accomuna ai suoi amici il medesimo
destino di sofferenza, da cui è sorta prima
la vendetta successivamente nobilitata dalla giustizia.
Tuttavia non è incosciente, anche se non teme
per sé; ama, lotta, vive e, come ogni essere
umano, soffre soprattutto nel prendere decisioni (oneri
per chi incarna la figura di guida del gruppo), ma
che rientrano in un più ampio progetto.
In effetti, la tematica del “gruppo” è
resa chiara dall’Autrice, in quanto racconto
di crescita anche sociale: se prima dominava una dimensione
individualista, aumenta e migliora la condivisione
e l’appartenenza nello scontro con gli avversari.
Il chiaroscuro è il tratto caratterizzante
dei personaggi, nella divisione dei ruoli non esiste
la netta la separazione tra Bene e Male ma, altresì,
esiste il desiderio di ripristinare l’ordine
e la tranquillità della città, oscurata
dai troppi misteri e dalle coincidenze in apparenza
inesplicabili.
Solo un uomo dagli occhi magnetici stregherà
il cuore della giovane, Deniel, e che sarà
colui che le riserverà tante sorprese senza
però risparmiarle mai delle incognite.
È totalmente in balia del suo fascino, tutti
lo temono, ma lei no. Potrebbe incarnare l’antieroe
moderno che lotta contro gli altri, ma principalmente
contro se stesso nel tenere a bada la sua parte più
torbida. Alla fine Còrin compirà ai
danni di Deniel un gesto definitivo, nonostante che
da lei avesse “imparato ad amare”.
Silvana Uber scava talmente bene nell’io degli
uomini da rammentare un messaggio scomodo, ma reale:
il malvagio è presente in ogni essere umano
e anche se la società preferirebbe ometterlo,
dovrebbe metabolizzarlo e farsene carico.
L’Autrice è perspicace nell’analizzare
con lucidità animi tormentati che scontano
giornalmente il proprio bagaglio di pene e sconfitte
e che riusciranno a placare l’insofferenza tramite
un processo di sublimazione.
Il romanzo è coinvolgente e, in effetti, i
dettagli minuziosi degli scontri, i dialoghi espressivi
e l’incessante pathos si prestano alla stesura
di un’eventuale sceneggiatura cinematografica.
Francesca Rappoccio