Il ricordo di un amore è il risultato
del sacrificio amoroso di una giovane divenuta donna
nell’entroterra calabrese, il cui sentire si
scontrerà con una realtà dura e sacrificante.
Il romanzo è un ballo cadenzato dalle movenze
dei ricordi. Infatti è proprio “ricordo”
la parola chiave intorno a cui ruota tutto il romanzo
e riecheggia fin dai primi righi del testo.
L’Autrice, fin dalle prime pagine, rende immortale
questa storia solo con la scrittura di tre parole
su una cartolina.
Sono narrati i tormentati sentimenti d’amore
di Angela per Umberto severamente contrastati e oltraggiati,
che divengono alberi maestri a cui la protagonista
si aggrappa con tutte le sue forze ed anche il lettore
lo fa.
Non è donna libera, ogni decisione è
stata presa al suo posto, prima dalla famiglia d’origine
poi dal marito che in gioventù aveva tanto
amato, ma della quale non aveva mai accettato la natura.
L’eroismo di Angela si evince dalle sue scelte,
dalle azioni che compie mai condivise da alcuno. Soffre,
agisce, ama, viene offesa, ripudiata, perseguita poiché
si ribella a ciò che avrebbe dovuto provare
e vivere. L’Autrice è abile complice
della protagonista ed il lettore patteggia ancor di
più per questo legame quando scoppia la passione
nel rispettivo bagliore di occhi ed auspica il realizzarsi
dei loro sogni. Desideri che emergono e prendono il
sopravvento come in un costante flusso di coscienza,
intervallati da monologhi interiori in cui vagano,
incondizionate, le emozioni della donna.
La dicotomia è il leit motiv dell’opera,
duplici sono le difficoltà: non solo Angela
vive una relazione extraconiugale, ma per di più
con un “uomo d’onore”, con il quale
è impossibile progettare un futuro insieme.
Avrà il sopravvento il senso di dovere, il
suo ruolo di madre e la necessità di acquisire
quel senso di libertà per tanto tempo sopito;
sarà il raziocinio, sua nuova guida, a vegliare
su ogni scelta. Ma questo non è amore sbagliato
e basta poco che quel fuoco, che continua a covare
sotto le ceneri, divampi nuovamente.
L’Autrice esplora gli animi di ogni singolo
personaggio. Approfondisce la sofferenza di Angela,
la perfidia dei suoceri, la cattiveria del marito
il cui unico obiettivo è farla sentire inutile,
che gode nel vederla derisa e sbeffeggiata dall’intera
comunità.
Scevra di inflessioni retoriche o femministe, l’Autrice
sviscera con lucidità l’archetipo tradizionale
della famiglia come unione forzata, sacrificio sociale
che si deduce dalle parole della madre, ed il concetto
di amore come proprietà e possesso nelle azioni
del marito.
È una schiava moderna ed alto è il prezzo
da pagare: solitudine e depressione divengono scomode
compagne della protagonista, ma solo fino a quando
non deciderà di riprendere in mano le redini
della sua esistenza anche tramite il lavoro, orgoglioso
strumento di emancipazione.
Questo diario interiore assume le sembianze di una
dettagliata cronaca emotiva a più voci, poiché
rappresentati pensieri e idee di tutti coloro che
sono coinvolti nella vicenda, anche del piccolo Giuseppe.
Ogni prospettiva è resa priva di giudizio,
ogni elemento inserito è costruito con sagacia
ed il romanzo ne guadagna in intensità e condivisione
emotiva.
È un’opera che ripercorre dinamiche familiari,
menage a volte insostenibili ma tremendamente reali
in quanto legate alla contrapposizione di ruoli. L’Autrice
coglie questi aspetti e li restituisce con immagini
precise, dialoghi serrati e parole infarcite di realtà
vissute.
Anche le problematiche sociali e culturali di una
terra in crisi di speranza fungono da sfondo alle
vicende dei protagonisti. Infatti a separare tale
unione è la scelta di vita diversa: Umberto
appartiene ad una realtà familiare criminale
e non se ne discosta.
È moderno esponente mafioso che sente di agire
per la “Giustizia”, ma ne possiede un’idea
distorta. Sembra palesare una bontà d’azioni
come se non esistessero confini tra bene e male, ma
sono palesi.
Dunque la mafia irrompe nella vita dei protagonisti
e, del resto, non può essere altrimenti dati
gli episodi che li vedono coinvolti anche come semplici
spettatori: dalle minacce alla richiesta di pizzo,
fino all’omicidio.
Le innumerevoli sfaccettature (investigativa, sociale,
psicologica) rendono l’opera una narrazione
compiuta e completa.
L’Autrice attua una critica della realtà
sociale e della mentalità locale sempre combattuta
ed osteggiata dalla stessa protagonista. Scova ed
individua i colpevoli (la mafia) ed i complici (lo
Stato), i quali assumono ruoli e compiti interscambiabili
in vari ambiti come nella Sanità pubblica,
descritta con precisione nell’episodio del ricovero
dello zio.
Angela dunque, nonostante il sentimento che la lega
ad Umberto, comprende che non può sottrarsi
alla realtà; in primis è una madre.
In un atto di estrema consapevolezza abbandona l’uomo
che ama e, con grande forza d’animo, decide
di impegnarsi per ricostruire il nido familiare, raggiungere
quella serenità mai posseduta e che, alla fine,
otterrà.
La Finardi ci fa comprendere come nulla sia definitivo,
il dolore per la fine di un amore può lenirsi
ed il calore di esso accompagnare dolcemente il percorso
di vita di ogni essere umano, anche quando si sono
intrapresi viali diversi.
L’opera si conclude proprio trasmutando il ricordo
di questo legame in versi, poiché pregio della
lirica è rendere inarrestabile il continuo
fluire della memoria.
Francesca Rappoccio