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Autore: Rodolfo Vettorello

 

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Pagine: 88
Mese/Anno: febbraio 2010
ISBN: 978-88-95880-46-4
Dimensioni: 12 x 20 cm
Prezzo: 9,80 €
Genere: raccolta di poesie
Collana: Poesia

Breve presentazione dell’opera

Nella poesia di Vettorello emerge il desiderio di liberarsi dalla solitudine e dalla pena esistenziale del vivere quotidiano che accompagna la vita dell’uomo moderno. Si avverte pertanto in essa il tentativo del poeta di aprire il suo animo al lettore per confidargli i vaghissimi sogni che aleggiano nei suoi angoli più riposti.
Ma col passare degli anni lo stupore di vivere rischia di farsi sempre più sordo al mondo circostante. Il poeta avverte perciò, la sensazione che vada offuscandosi la sua capacità di sognare fino a sentirsi, a volte, “un inutile fiore già appassito”. (“Oboe sommerso”)

La bellezza espressiva della capacità critica del poeta riesce, tuttavia, a trasfigurare la sua sofferta spiritualità, facendo emergere in essa i temi del tempo e del ricordo. Sono immagini femminili amate e fuggenti, come quella della sua Clizia, il ricordo del cui riso fa rivivere al poeta l’illusione di una dolce promessa d’amore. (“A Clizia”) O l’immagine della madre che guardava il suo bambino “con gli occhi più sognanti mai sognati”. (“A mia madre”). O anche il dolce ricordo della felicità assaporata una sera d’autunno lungo i viali della città velati di nebbia (“Piccole eternità”) o su una terrazza in riva alla laguna “sotto una sciabola di luna” vicino alla sua donna. (“L’ironia”)

Si avverte pertanto, pur nella sofferenza malinconica che aleggia nei versi di Vettorello, la possibilità di trovare una qualche risposta positiva “al senso d’incompiuto d’una breve e troppo poca vita”. (“La falena”).
La risposta sta nell’accettazione, come regalo senza confronto, del breve spazio di tempo che intercorre tra l’illusione e l’inevitabile delusione, nel non permettere che venga meno “la voglia di meravigliarsi delle cose del mondo” (“Sassi di fiume”), di questo mondo bello “che assomiglia a un sogno ad occhi aperti” (“Pier Della Francesca”), nel riuscire ancora a stupirsi nell’improvvisa scoperta dell’alba, come ci accade qualche volta sulla porta di casa. (“Alba”).

Prof. Leopoldo Saraceni

 

 

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