La poesia di Piero Simoni è il canto di un’anima
che si nobilita nella scrittura, metodo d’evasione
e luogo in cui raccontare il disagio esistente tra
la propria voce interiore e il mondo esterno, così
pervaso e tutto dedito alle leggi dell’economia,
così lontano dai problemi della gente, dai
problemi delle anime. Il poeta si pone in contrasto
con tutto questo, con un’idea di progresso che
non guarda in faccia nessuno, che spersonalizza e
porta all’alienamento. Anche Simoni è
in qualche modo un alienato, sì, ma nel suo
voler vivere la vita senza lasciarsi costringere negli
schemi costruiti da una società nella quale
non si rispecchia, vivendo alla luce di qualcos’altro
di più profondo e valido, anche se ciò
dovesse portarlo al contrasto profondo con la realtà
urbana.
L’attenzione del poeta è spesso rivolta
alla natura, al voler fondersi con essa, al desiderio
di sentirsi un elemento naturale allo stato puro.
La natura è percepita come fonte di primitiva
verità, è un essere vivente, è
madre a tal punto che per descriverla vengono usate
parole cariche di senso di umanità.
L’autore guarda al mondo campestre come alla
genuinità, al ritorno ad una vita fatta di
essenzialità, quel senso dell’essenziale
che sembra ormai andato perso perché i continui
mutamenti della società ci ricordano che dobbiamo
necessariamente adeguarci al nuovo, anche se questo
sarà a sua volta sostituito da qualcos’altro
in un tempo fulmineo.
La realtà urbana viene invece percepita come
antitesi al contesto naturale: quando la città
si sovrappone alla natura questa sembra trasformarsi
in un intralcio, è necessario dominarla e spesso
distruggerla.
Non mancano nella silloge i riferimenti all’attualità,
al terrorismo, ma soprattutto alla sofferenza umana,
al disagio degli anziani in una società che
li accantona in istituti sterili e li dimentica: nella
logica del mondo contemporaneo il nuovo si sostituisce
al vecchio senza soluzione di continuità, senza
che a questo venga dato il giusto tributo e il rispetto
per quello che è stato, per la parte di storia
che ha rappresentato.
Tutto questo e tanto altro ci viene raccontato con
la solita maestria che contraddistingue la scrittura
di Piero Simoni. I versi sono limpidi e chiari, è
facile calarsi nel mondo interiore di questo poeta
e condividerne le emozioni, le sensazioni, i paesaggi,
quasi riuscissimo anche noi a vederli con i suoi occhi.
Tra i protagonisti della silloge riemerge inevitabilmente
la realtà industriale dalla quale l’autore
proviene, e il sentimento che non trova posto nella
condizione di estrema sterilità che questa
società porta con sé, arde nella silloge,
nelle poesie del dolore per non aver capito la profonda
sofferenza di un collega, nel rammarico per non aver
percepito l’estremo bisogno d’amore di
un altro conosciuto solo superficialmente. Questa
è la coscienza di un uomo la cui sensibilità
si ribella a questo mondo, un uomo che si sforza di
dare il suo contributo affinché queste situazioni
di abbandono possano essere arginate. È l’impegno
sociale di questo poeta che si esprime attraverso
la scrittura.
Perché anche noi crediamo ancora che il nostro
impegno sociale e umano possa passare attraverso le
pagine di un libro, e salvare il mondo.
Enica Moscato