India – L’esperienza
del viaggio di Kaveen Antonello Millarelli è
una silloge permeata dalla spinta verso una ricerca
ontologica che si addentra nel groviglio dell’esistenza
(Vivo solo/ e questo basta/ sciolgo nodo dopo
nodo dopo nodo/ per arrivare alla matassa) e
che rende partecipe il lettore nel rispondere ai perché
che ogni giorno bussano alla porta del suo Essere
(Puoi vivere/ mille ed altre sensazioni/ in un
mondo dove/ a guardare le intenzioni/ gli esseri umani/
sembrerebbero tutti buoni…/ e tu ci provi?;
Poi decido/ mi alzo/ che fare/ che altro?).
L’India diventa un territorio di confine, un’esperienza
fisica che risponde ai dettami di un’esplorazione
interiore, un viaggio di conoscenza del sé
e del mondo che si serve della parola poetica per
disegnare i suoi intricati percorsi, i suoi nodi gordiani,
i suoi svincoli esistenziali.
Nella dimensione letteraria, l’Uomo-Poeta affonda
i camminamenti del suo Io nel voraginoso baratro del
Nulla, nella consapevolezza che il senso profondo
della vita va colto in un lavoro di introspezione
che non ha mai fine.
Quella di Kaveen è un’attitudine compositiva
che ha origine nel discernimento interiore e nella
sperimentazione di una solitudine emotiva che si trasforma
nella tensione verso l’altro, nella ricerca
di un equilibrio, nel desiderio di guardare avanti
(un albero solitario/ sul picco della collina/
domina la valle:/ quello sono io; noi resteremo sempre
in viaggio/ e anche se le nuvole/ all’orizzonte
appaiono/ non sono stanco di cercare/ e di trovarti/
cercando).
La scrittura diventa, quindi, atto di estroversione
e di crescita, luogo privilegiato di meditazione,
è un iter mentis ricco di attese,
ritorni, speranze, è un universo fluttuante
di pensieri e di motivi espressivi (Scrivere fa
bene/ svuota il secchio/ e resta il seme; Scrivere
ti salva/ è la via d’uscita/ quando senti
ch’è finita; Penna che traccia/ sul foglio
il tratto/ nero secco/ sul foglio bianco).
Attraverso una verseggiatura lineare, suggestiva e
dall’alta densità figurativa, il pensiero
del Poeta scruta la vita con i suoi ritmi e le sue
pause, e il viaggio non spazza completamente il miasma
interiore, ma lo assapora e lo placa in un gioco contrastante
di illusioni e disillusioni, di assenze e presenze,
di vicinanze e lontananze, di attese e ritorni.
Valeria Di Felice