Durante il secolo scorso, all’interno
dell’acceso dibattito seguito all’evento
sismico che distrusse Messina, una tematica di particolare
rilevanza fu l’intervento della Marina russa
nelle operazioni di soccorso alla popolazione. L’azione
della Flotta del Baltico si svolse con tale tempestività,
coordinazione e responsabilità da indurre taluni
organi della stampa mondiale a porre l’accento
sul forte senso di abnegazione che avrebbe caratterizzato,
in modo quasi esclusivo, i marinai russi e –
come una sorta di prerogativa genetica – l’intera
nazione.
Con il presente saggio, inteso a chiarire e documentare
con nuove testimonianze dirette le ragioni di quell’aura
di abnegazione al pericolo e di glorioso eroismo che
circondò i marinai russi, si ripercorre la
cronaca di sei giorni, durante i quali le navi della
Flotta del Baltico rimasero in rada nello Stretto.
Si è dovuto tenere conto, pertanto, dei resoconti
dei mass-media dell’epoca – sebbene spesso
propensi all’enfasi propagandistica –
ma, soprattutto, si è cercato di offrire un
quadro più completo ed aderente alla realtà,
attraverso la lettura di un epistolario, di fatto
sino ad ora inedito, che appare di grande rilevanza
documentaria.
Nel ripercorrere gli eventi, quindi, è apparsa
di grande utilità l’attenta revisione
delle cronache dalla stampa russa dedicate al terremoto
calabro-siculo, sulla base dei reportages
dei giornalisti russi che si trovarono nei luoghi
del sisma, ma si sono rivelati di fondamentale rilievo
i contenuti, qui tradotti per la prima volta dal russo
in italiano, delle lettere vergate da quei marinai
russi che, accorsi sulla scena della tragedia con
grande tempestività, di essa furono testimoni
eccezionali.
Alcune delle lettere, raccolte in un opuscolo da uno
studente russo della Stazione zoologica di Napoli,
furono tradotte e pubblicate in francese nel 1909
dalla tipografia Cuggiani, con il titolo Lettres
écrites de Messine par des Marins russes,
da due traduttori rimasti anch’essi anonimi.
Nel 1982 il libro fu riportato alla luce dallo studioso
di storia patria Vittorio Di Paola, che dal testo
trasse un articolo commentando le lettere ed auspicando
la realizzazione dell’epistolario in lingua
italiana.
Nel corso della ricerca condotta negli archivi della
stampa russa, in relazione al periodo 1908-1909, oltre
alle lettere dei guardiamarina pubblicate nelle precedenti
edizioni prima ricordate, sono state rinvenute altre
sei missive sinora sconosciute al lettore italiano.
Tali documenti, fondamentali per una più attenta
ricostruzione degli eventi, si aggiungono ad un’altra
importantissima fonte documentaria, collocabile all’interno
del genere ‘memorialistico’ e che, come
l’epistolario in questione, viene qui per la
prima volta proposto nella sua traduzione italiana.
Fra i memoriali redatti dagli ufficiali russi che
presero parte agli eventi del dicembre 1908, quello
di Garal’d K. Graf contribuisce in modo più
significativo alla ricostruzione di alcuni eventi
che negli altri scritti non trovano riscontro. Si
è pertanto deciso di proporre un corpus
unico delle lettere e delle memorie finora reperite,
al fine di offrire un quadro, il più completo
possibile, delle vicende che, ancora a distanza di
un secolo, destano interesse ed alimentano vivaci
dibattiti storiografici.