“afferravo lo spicchio di
luna
e ne facevo falce
per stendere il grano già maturo
e prepararmi un letto nuovo”
Nella musicalità di questi versi tratti dalla
lirica “Servono la luna e qualche stella”
di Bruno Laganà è già possibile
cogliere la magnifica capacità espressiva che
questo poeta imprime con maestria ad ogni suo componimento.
Quando inizierete a leggere questa silloge scoprirete
che non è possibile fermarsi, una volta iniziata
quest’avventura avrete voglia di leggere le
poesie tutte d’un fiato, perché la magia
che pervade ogni lirica affascina e seduce il lettore
a tal punto da fargli credere che addentrandosi nella
lettura potrà penetrare il mondo più
segreto del poeta.
Questo libro racchiude in sé una straordinaria
ricchezza e complessità di temi e di tecniche
espressive; tutto si colloca al di là della
rappresentazione oggettiva, ordinata e razionale del
reale, sembra continuamente che la realtà nasconda
un significato più profondo. Leggere le poesie
di Bruno Laganà è come entrare in un
sogno, non il nostro però, tutto è del
poeta e dei suoi affetti, noi possiamo addentrarci
in esso solo perché egli lascia proprio per
noi uno spiraglio attraverso il quale sbirciare nel
suo mondo, e in punta di piedi, per non rompere l’incanto
e l’equilibrio che l’autore ha creato
con così tanta maestria, tentiamo di carpire
il segreto che ogni poesia nasconde, e ad una prima
lettura ci sembra quasi di aver capito cosa l’autore
vuole comunicarci, ma ci resta anche un retrogusto
che sa di mistero e che ci porta a leggere e rileggere
ancora continuando a percepire che quello che non
riusciamo a cogliere a pieno è l’infinito
che ogni buon artista riesce a racchiudere nelle proprie
opere e che non potrà mai essere del tutto
conosciuto da nessun altro salvo lui stesso.
I componimenti lirici di Laganà nascono pertanto
dalla fusione di due elementi: la particolare sensibilità
del poeta e la sua competenza tecnica, ovvero la capacità
di manipolare le risorse della lingua per esprimere
in modo personale e originale le proprie esperienze
ed emozioni. Al centro del componimento è l’autore
che filtra il mondo attraverso la sua ottica e la
sua sensibilità.
Tutti questi versi sgorgano senza affanno ma con magistrale
levità e chiarezza, con disegni di paesaggi
filtrati dalle emozioni del poeta che ce li restituisce
trasformati, personali, ormai riconoscibili solo nel
luogo della sua memoria che è uno dei temi
predominanti dell’intera opera, il ricordo dei
paesaggi visti e vissuti in un tempo ormai lontano.
Ma il vero motore di tutte le liriche è l’Amore.
Ovunque possiamo ritrovare delicatissime descrizioni
dell’amore che l’autore si sforza di rintracciare
dappertutto intorno a sé e che personalmente
ha sicuramente conosciuto sotto varie forme per descrivercelo
così egregiamente, ne siamo certi perché
un animo così limpido e capace di cantare la
bellezza della vita nelle cose più semplici
in quelle più difficili è indubbiamente
un animo che ha amato tanto.
Nella bellissima lirica “Pura nell’amore”
ci rendiamo conto di tutto questo, di quanto un padre
possa amare per trovare parole così belle da
dedicare ad una figlia, e non le trovo io le parole
adesso per dirvi quello che resta nel cuore quando
la lettura di queste strofe finisce.
Per cogliere davvero il senso di questo libro il primo
passo è porci nei suoi confronti con grande
consapevolezza che ci stiamo ponendo all’ascolto
di un intimo e soggettivo sentire della condizione
umana. In un momento storico in cui l’ascolto
è forse ciò che manca di più,
porsi in questo atteggiamento significa essere rivoluzionari,
essere fuori dagli schemi in cui il mondo vuole costringerci,
gustare quel po’ di divino che ciascuno di noi
racchiude in sé e che sembriamo ormai costretti
a vedere soffocato dalla miriade di voci che quotidianamente
ascoltiamo.
Questo è quello che rimane per sentirci ancora
immortali, è l’autore stesso a dircelo
nella poesia “Se ci sono”:
“Ecco cosa resta!
Pensare d’essere immortale finché c’è
vita.”
Domenica Moscato