Lauro De Preto realizza un percorso
all’interno di un periodo storico che ha sancito
il cambiamento culturale del nostro paese, e non solo.
Egli non delinea il classico affresco sociale degli
anni ’60 e se ne discosta da una esclusiva rappresentazione
storica – politica. Non analizza, infatti, la
politicizzazione dei rapporti umani, ma i turbamenti
scaturiti dagli innamoramenti.
Minimo comune denominatore degli episodi che caratterizzano
l’opera è la grande passione di cui è
intriso ogni singolo respiro dei protagonisti.
Dunque la passione non solo come sinonimo di amore,
ma di tormentata partecipazione emotiva; il patire
di emozioni mentre la vita prende forma.
Ed è lo stesso Autore a confermarlo: “Il
dolore fa maturare gli acerbi, leviga i grezzi, ingentilisce
i rudi.”
Egli realizza un arcobaleno di sentimenti legati all’amore.
Ne segue un profilo, un vero identikit: è giovanile,
consapevole, sublimato, disperato, disgregato, affamato,
gioioso, dilaniante, avvolgente… di francese
memoria.
De Preto, magistralmente, sa districarsi negli abissi
delle relazioni amorose.
Si interroga se la vita e l’amore possano essere
solo frutto di casualità, incontri; così
tenta di comprendere se il “preludio d’estasi”
è generato dal Destino o dallo scorrere normale
degli eventi.
Tutto ciò è contemplato nelle premesse
ad ogni episodio (sottile abilità del De Preto)
utilizzate come vademecum sulle relazioni. A volte
mettendo in guardia i lettori, altre elargendo consigli
su come potersi riparare dal dolore o dai patimenti
amorosi.
L’Autore in un certo senso si concede questi
spazi per poter esprimere il proprio sentire e, successivamente,
con grande rispetto e autonomia lascia che siano le
voci dei suoi personaggi ad emergere.
Protagonisti sono sempre giovani che, con fervore
e slancio vitale, caparbiamente lottano per l’indipendenza
emotiva e affettiva, desiderosi di spogliarsi da quei
tabù che per tanto tempo hanno imbrigliato
il loro cuore.
Si afferma come messaggio universale quel gusto intenso
dell’esistenza, dal sapore caldo e al contempo
disincantato, da cui nessuno è immune.
L’amore, perciò, è motore trainante
di vita ed anche la mente e l’intelligenza più
astuta sarà classicamente “vinta d’amore”.
L’Autore fa emergere i pensieri e le atmosfere
del periodo con un linguaggio forbito, pieno di similitudini,
a tratti lirico. È finalizzato all’affermazione
del valore e del significato allusivo delle parole,
le quali assumono un andamento musicale quando di
vita e d’amore si parla.
De Preto, in ultimo, ci spinge anche all’aldilà
sostenendo come l’amore sia strettamente connesso
al trascendente, ossia a quella innata propulsione
umana al divino.
Ma soprattutto ricorda e ribadisce a noi lettori come,
nell’al di qua, debba essere considerato faro
e presente guida nei meandri esistenziali.
Francesca Rappoccio