Una lirica densa di appassionate
virtù quella che Bianca Nirta Notaro ha tessuto
nel corso di lunghi anni dedicati alla sua passione
per l’arte e la cultura. E di arte vera si può
parlare leggendo i suoi versi soavemente intessuti
di veri sentimenti ed ampi valori. La purezza e l’onestà
caratterizzano la forte tempra di questa autrice che
ci ha regalato il suo nobile pensiero attraverso le
sue pregevoli raccolte poetiche, ricche di mirabili
proposte. L’attenta competenza della versificazione
accomuna la poetessa al classicismo carducciano in
cui la forza del verso si riveste di acuto senso celebrativo,
anche se non mancano note nostalgiche e struggenti
di pascoliana memoria in cui l’autrice rivede
il passato attraverso lo specchio dell’anima.
La passione ed il sentimento si legano al ricordo
concretizzandolo e conferendogli lo spirito di una
realtà ancora viva ed immanente. Il senso religioso
pervade unanimemente una filosofia di vita che è
dedita all’amore ed alla speranza. La natura
circonda costantemente chi ne esalta la soavità
attraverso termini appropriati che sottolineano l’imprescindibile
legame fra l’uomo ed il Creato. “Lacrime
amare come rugiada”, “una pace serena
il cor m’inonda” “vorrei tornare
ad essere bambina” sono tutte espressioni collocate
in una sorta di sfondo prettamente romantico che fa
corona a tutta la poetica di Bianca Nirta Notaro un’abilissima
verseggiatrice le cui non comuni qualità descrittive
combaciano perfettamente con l’ampio senso della
giustizia che pervade ogni cosa. Il mondo degli affetti
e dei sentimenti è uno scrigno che non cessa
mai di elargire tesori, quando la voluttuosa intimità
dell’animo dà libero sfogo alla confidenza
dei pensieri, delle aspettative, dei desideri di pace.
Quest’ultima è un bene continuamente
ricercato da chi ha vissuto la positività ma
anche la sofferenza (“…anche se nell’andare
sanguinante rimane una ferita”). I fiori sono
spesso un motivo consolante che si interseca fra sogno
e realtà (“…ghirlande di fiori,
tra roseti e cespugli fioriti, ogni olezzo dà
un pulpito ai cuori…”) mentre il pensiero
vaga lontano all’intrepida ricerca della tranquillità.
L’armonia dell’universo viene celebrata
in tutta la sua maestosità allorquando la poetessa
ne contempla le melodiose sfumature che costituiscono
un canto di gioia (“…Abbaglia l’universo
l’immensa fioritura, gorgheggi, frulli d’ali
risveglian la natura…”). I numerosi motivi
romantici si stemperano successivamente in altrettanti
esempi “novecentisti” molto vicini a quelli
di Alfonso Gatto o Sandro Penna (“Il limpido
cielo di un roseo mattino s’oscura ad un tratto,
le dense nubi si sciolsero in pioggia scrosciante…”).
Le immagini fluttuanti sgorgano di continuo nella
lode divina che diviene un oggetto ricorrente e vivificante
della descrizione: la poetessa si compiace di una
sacra figuratività che dà slancio e
corposità al verso rendendolo un improvviso
acquerello di colori naturali, nitidi e tersi come
l’animo della nostra brava autrice. I medesimi
meriti lirici vanno altresì alla poetessa per
la sua sublime espressività in lingua vernacolare
nella quale il pensiero ed il sentimento si coniugano
all’infinito per estendersi in un’ampia
gamma di propositi ed enunciazioni tutte da scoprire,
quasi sempre legate alla quotidianità ed all’immediatezza
(A bambula i purcillana, Lattucheddha ’ncappucciata).
Note liriche vivissime che coordinano un compendio
poetico di altissimo valore e di validissima pertinenza.
Rossana Rossomando