Nel rilevante trattato De oratore di Cicerone
si racconta un episodio drammatico. In Tessaglia,
regione della Grecia continentale, mentre si svolgeva
un banchetto offerto dal nobile Scopa, il poeta Simonide
canta una poesia in lode a Castore e Polluce. Al termine
del canto l’ospite, vistosi escluso dalle note
poetiche celebrative del poeta, dice a Simonide che
gli avrebbe pagato solo la metà del prezzo
concordato: l’altra metà se la facesse
dare dai Dioscuri. Dopo un poco Simonide fu avvisato
che due giovani lo attendevano fuori per parlargli;
egli uscì ma non trovò nessuno. In quell’istante
il tetto della casa crollò seppellendo Scopa
e i suoi nobili invitati, rendendo irriconoscibili
i loro cadaveri. Solo Simonide poté identificarli,
ricordando l’ordine nel quali essi erano seduti
a tavola. In tal modo – nota lo storico Jacques
Le Goff – il poeta Simonide per primo stabilisce
due regole della memoria: il ricordo delle
immagini, necessario alla memoria; il riferimento
ad una organizzazione, un ordine, essenziale
per ricordare bene le cose. Scorrendo il prezioso
volume curato con certosina pazienza da Natale e Pietro
Cutrupi, si possono cogliere entrambi i principi della
memoria riferiti al tragico terremoto del dicembre
del 1908, che scosse e sconvolse l’estrema terra
della penisola italiana e la punta orientale della
Trinacria.
La sequenza delle immagini terribili che, pagina dopo
pagina, illustrano i diversi momenti della catastrofe,
costituisce un racconto forte, incisivo, rigorosamente
descrittivo degli effetti devastanti del sisma che
via via si estendevano coinvolgendo persone, edifici,
luoghi, storie: fotogrammi che messi insieme danno
il senso della storia e della terribilità con
cui essa, talora, si configura.
Per ricordare e trattenere nel tempo che inesorabilmente
scorre ed appanna, le immagini sono essenziali.
Consapevole di ciò, Natale Cutrupi, collezionista
instancabile di tutto ciò che riguarda Reggio
Calabria, città che lui mostra di amare come
una incantevole creatura, ha messo insieme una raccolta
preziosissima che, da sola, fornisce al lettore e
allo storico la dimensione e l’entità
del terribile terremoto.
Si ha così modo di conoscere l’assetto
urbano della città ai primi del Novecento;
di toccare con mano gli esiti della catastrofe, di
visionare i cumuli dei detriti, di percepirne quasi
gli odori acri; di considerare come il laborioso travaglio
dell’uomo, teso a migliorare le condizioni del
vivere, venga in un istante dissolto.
Dalle immagini che scorrono sotto l’occhio attento
del lettore si può capire l’organizzazione,
l’ordine urbanistico della città
capoluogo, nonché degli altri luoghi da Palmi
a Pellaro, da Villa S. Giovanni a Gallico a Catona,
che furono interessati dal sisma. È dal susseguirsi
della visione degli spazi urbani, dalla dimensione
delle case e degli edifici pubblici, dalla collocazione
delle strade che si può avere idea, per traslazione,
delle modalità e della organizzazione della
vita cittadina.
Così, il contributo offerto da Natale e Pietro
Cutrupi in questa sagra della memoria acquista la
dimensione della riflessione sociologica.
Scrive Italo Calvino nella seconda delle sue Lezioni
americane: “In ogni caso il racconto è
una operazione sulla durata, un incantesimo che agisce
sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo”.
Natale e Pietro Cutrupi con questo loro laborioso
e fondamentale lavoro conseguono il risultato di dilatare
il tempo e di farci rivivere, drammaticamente, la
serie degli istanti terribili di quel lontano evento.
Ma, nello stesso tempo, ci consente di capire come
si stratifica la storia che, oscillando tra passato
e futuro, dà il senso della vita dell’uomo
e della sua voglia di ricostruire vincoli di solidarietà
e di fratellanza, di riproporre malgrado tutto le
ragioni del vivere insieme nei luoghi urbani.
Angelo Vecchio Ruggeri
(dirigente scolastico – ricercatore IRRE –
Calabria)