La stretta correlazione che esiste tra l’espressione
linguistica e il dato antropologico fa sì che
non si possa arrivare fino al cuore di una cultura
senza un’analisi contestuale e comparativa delle
sue componenti linguistiche. Infatti, il linguaggio
se, da un lato, è il risvolto più complesso
e sfuggente di quell’universo simbolico nel
quale le creazioni concettuali si intrecciano “magicamente”
con la pratica linguistica, dall’altro lato,
esso è il mezzo più efficace e immediato
per cogliere la realtà nella sua vitale mutevolezza
e poliedricità.
In linea approssimativa, è opinione comune
che in un sistema linguistico ad ogni mutamento di
significante corrisponda un mutamento di significato.
Tuttavia, non sempre è così.
Il rapporto significante/significato in molti casi
non è univoco, poiché dietro un significante
si possono scorgere più significati. La ragione
principale consiste nel fatto che l’universo
dei segni è mosso dal principio dell’arbitrarietà,
cioè costituisce un oggetto convenzionale,
un’opera di ingegneria mentale che riflette
le situazioni comunicative della nostra quotidianità
e che trova consenso e stabilità nel corso
della sua "storia". In tal senso avere competenza
linguistica vuol dire essere in grado di “vedere”
la realtà e di avere un rapporto dialettico
con essa. Non è forse grazie alla conquista
dei concetti che la realtà viene scomposta
in tante unità semantiche e ricomposta seguendo
i contorni di una rappresentazione del mondo coerente
e ordinata?
Partendo da queste considerazioni, vi invito a leggere
questo libro poiché costituisce uno strumento
operativo utile a tutti coloro che intendono conoscere
le sfumature semantiche a cui fa riferimento un lessema
e che vogliano avventurarsi in una riflessione sulle
possibili analogie e discrasie tra mondi concettuali
diversi. Il manuale, con le sue spiegazioni ed esempi,
ci aiuta molto a scegliere il vocabolo o l’espressione
più adatta ad un contesto, evitando di incorrere
in quelle improprietà che evidenziano una conoscenza
della lingua inglese poco approfondita.
Lo studio che l’autore Nicola Catalano si ripropone
di perseguire parte da un ambito prettamente glottologico
ed etimologico per poi estendersi alla comprensione
degli aspetti situazionali e della varietà
degli usi linguistici. Infatti, il merito di questo
libro è proprio quello di entrare “nell’anima
di una veste verbale” per coglierne la complessità
e la mutevolezza del suo significato, vale a dire
di quella parte della parola che è intimamente
legata al potere relazionale e categoriale della nostra
mente sull’ambiente circostante.
Valeria Di Felice