“Ci sono spigoli e profili
di cose che ci hanno fatto da culla, angoli e strade
che sono stati per noi padre e madre, odori e dialetti
senza i quali saremmo stati diversi. Ci sono stati colori
di albe e tramonti che hanno scandito i nostri pensieri.
Le scelte di vita sono spesso imposte da noi, dai luoghi,
amati od odiati, nei quali siamo vissuti presenti costantemente
nei nostri terreni sulle mobili ali del tempo.”
Inizia così il percorso narrativo
dell’Autrice Agata Dovì. Un viaggio emozionante
che si snoda sullo sfondo di un ambiente quasi surreale
che vede intrecciarsi le vite di vari personaggi i quali
offrono spunti di riflessione che ci conducono ad assiomatici
schemi interpretativi confluenti in un nostalgico richiamo
a quei valori tradizionali miseramente soppiantati dal
mutare dei tempi.
Tali aspetti si delineano nella lettura del primo racconto
del romanzo; la storia di Caterina, ricca ed intelligente
ereditiera che sceglie di sposare Rafael, un semplice
marinaio realmente innamorato della facoltosa imprenditrice.
Nel secondo episodio i contorni espressivi dell’opera
assumono tratti più evidenti. Il protagonista,
Nanni, nato povero e cresciuto all’ombra della
Chiesa che ospitava Jole, la sua povera madre, riesce
ad affermarsi nella società e nella vita; diviene,
infatti, un famoso scrittore. Il successo, però,
non fa dimenticare all’Autore il ricordo delle
crude e vere esperienze di vita maturate in passato.
“Non sopportava la stupida
allegria dei croceristi e le loro inutili richieste
che erano lontanissime dal suo modo di vivere e di pensare.
Gli mancavano i silenzi dei suoi pescatori, le albe
ed i tramonti solitari, le immagini bellissime e violente
della lotta contro la morte dei grandi pesci che lasciavano
sulla tolda del peschereccio, in una grande scia di
sangue, la loro vita […]”
“Le diceva: quando andavo con i pescatori e avevo
le mani callose e tagliuzzate, la penna scorreva veloce
sui fogli di carta. Ora che le mie mani sono lisce e
bianche come la carta sulla quale dovrei scrivere, non
ho più nulla da dire.”
Il drammatico epilogo del racconto
conduce a delle parossistiche riflessioni sull’esistenza
e sui falsi miti del denaro.
Denaro che rifiuta Pietro, il siciliano protagonista
della terza storia, che preferisce l’onestà
di un lavoro duro e faticoso alle scelte di vita facile
prospettate dai fratelli:
“Un giorno capirete che avevo
ragione io, sono un uomo libero e voglio restare un
uomo libero.”
Il significato metaforico della lotta
per la propria libertà è evidente; il
tumore della mafia, un male da sconfiggere attraverso
l’esemplare condotta di una vita generosa, umile
ed onesta.
Questi sono anche i temi centrali della quarta storia
che si conclude con un finale inaspettato di nobile
umanità.
I racconti si intrecciano sullo scenario del Porto Antico;
il messaggio denso di profondi ed intensi significati
emerge con forza dalla scorrevolezza della penna dell’Autrice
che plasma il contenuto dell’Opera di espressivo
realismo, catturando l’attenzione del lettore,
risucchiato così nel vivo di quelle storie che
rifulgono di originale e pregnante creatività
artistica.
Domenico Polito
|