“Vincoli” è frutto
dell’idea, della volontà, della conoscenza
e coscienza storico-sociale e del quoti-diano vivere
dello scrittore.
Esso si pone, tra i vari obiettivi didattici, quello
di fornire ai giovani lettori una serie di stimoli in
grado di spingerli alla ricerca attiva di un sistema
eidetico, che li faccia interagire positivamente con
la realtà circostante.
Ed è soprattutto per questo che lo scrittore
tiene conto, nella sua attività ermeneutica e
interattiva della società sia delle urgenze espressive
che tecniche e teoriche per permettere la comprensione
delle condizioni storiche del pensiero sociale e della
realtà nella quale operano i giovani protagonisti
della sua narrativa, tanto da renderli compatibili col
sistema socio-economico del mondo attuale: “i
limiti morali non passano inosservati neanche al giovane
lettore”.
Il suo pensiero diviene visibile attraverso il si-stema
linguistico che ha deciso di adottare per co-municare
con gli altri.
Manifesta la volontà di essere ascoltato e non
necessariamente apprezzato: il sistema linguistico usato
viene in conflitto con quello convenzionale, molto rigido,
in cui il senso viene veicolato da segni prestabiliti.
È “creatore e signore” di sempre
rinnovati segni, espressioni che tendono a scardinare
la fissità della Langue, cosicché i “vecchi
e cari segni” della quotidianità acquistano
valore nuovo tanto da rendere possibile una più
efficace comunicazione: “Ciao Maurì…
e bum, beccati questo!”.
“Molteplicità e convenzionalità”
configurano l’opera come un vero e proprio sistema
linguistico multimediale. Tali qualità-comunicative
rivelano capacità espressiva, coerenza logica
nel comunicare contenuti essenziali e sostanziali del
suo pensiero.
Il libro risulta articolato in 12 capitoli. La trama
vera e propria ha inizio già nel 1° (e sembra
esser persa di vista nel procedere), quando Mario e
Maurì (Maurizio D’Arrigo simpaticamente
chiamato “Maurì” dal cugino Mario)
assistono di nascosto all’acceso dialogo-scontro
che coinvolge l’ingegnere e il padre di Carlo
(compagno di scuola dei due ragazzi), il Signor Amato,
camorrista senza scrupoli. La storia diviene avvincente
in alcuni ca-pitoli, che contengono tutti gli elementi
per esser tali: la paura per le minacce, il terrore
di essere scoperti nella cava (Maurizio e Mario si erano
introdotti, una domenica, nella cava del paese), la
gratificazione del “processo” che sana una
ingiustizia (Antonio Amato verrà arrestato),
l’apoteosi di Mario, trasformato in un “eroe”
dall’intera cittadina, che riesce con le proprie
mani a crearsi con vasta fortuna.
Maurizio − autore − ormai grande sembra
stia scrivendo senza un piano preciso basandosi su ap-punti
mentali che butta giù in fretta. Evoca il suo
passato di ragazzo, il suo genio; tratta di un periodo
in cui i conflitti interiori, il logorio e le tensioni
erano ancora molto lontani ed inimmaginabili ai suoi
occhi; scrive un episodio dopo l’altro, sembra
si stia schiarendo le idee su quel che è stata
la sua vita. Mette a fuoco quasi tutti i personaggi,
in modo particolare Mario e Ninetta, tanto da assumere,
nella scala gerarchica, una posizione non poco rilevante.
Mario è esempio di come una persona non abbia
bisogno di istruzione, posizione sociale, denaro per
godere. Ragazzo totalmente impenitente forte e poco
raffinato, che non si sarebbe mai confermato, che sapeva
a malapena leggere e scrivere, ma riuscirà a
capovolgere la situazione.
Nella scena in cui inizia a lavorare, divenuto, potrei
dire più taciturno, viene finalmente incluso
nella vita della società. Esprime così
tanta energia da delineare un ragazzo nuovo “autentico”,
incurante dei giudizi degli altri.
Ninetta invece all’inizio è presentata
come una ragazza molto sicura di sé, sportiva,
sempre dispo-nibile con gli altri, nel seguito diviene
insicura, e sofferente per la mancanza di Timmy; un’adolescente
triste che vive del ricordo delle va-canze, commossa,
con gli occhi arrossati piccolissi-me lacrime che le
segnano il visino pallido e delicato: “Cristo,
Ninè! esclamò Mario con sincerità.
Ma allora tu sei completamente cotta!”
L’autore infonde in Maurizio coesione e vivacità
da renderlo un “personaggio senza età”.
Ed è per questo che sia Timmy che Ninetta vengono
presentati come i più maturi, ma quando si innamorano
si comportano come i bambini.
Ma cos’è che rende Maurì un adolescente?
È l’eccessiva drammaticità e mancanza
di considerazione per i sentimenti altrui, non è
innamorato di Martina e non può capire quale
sofferenza sia la lontananza per Timmy e Ninetta; anche
per Timmy svariati sono gli umori che vanno dalla profonda
depressione alla fantasia: il tutto completa l’intera
gamma dei comportamenti giovanili.
Maurizio e Mario si eccitano immaginando ciò
che succede nella cava. Ciò di cui sono testimoni,
è possibile che altro non sia che il metodo compositivo-esploratore
dell’autore: concepisce una situazione che la
mente di un ragazzo potrebbe verosimilmente immaginare
e in seguito decide che questa storia “è
troppo buona” per non essere sviluppata e inserita
nella narrazione (E. L. Doctorow).
I ragazzi sono un miscuglio di qualità tipiche
dei ragazzi. E così, Carlo è archetipo
fortemente riconoscibile nell’infanzia di ciascuno
di noi, cioè il ragazzo cattivo che agli occhi
del Padre, con la sua perversa visione del mondo, appare
come un “bravo ragazzo”. In realtà
entrambi sono sprege-voli.
Al contrario dei giovani protagonisti, gli abitanti
sono piatti e si contraddistinguono per la loro tollerante
benevolenza con cui reagiscono a ogni malefatta compiuta
dai boss del luogo.
Essi non rappresentano una parte fondamentale della
composizione, risultano efficaci come voce collettiva.
La loro reazione è trattata in modo tanto sbrigativo
che il sipario cala sulla scena prima che abbiano avuto
l’opportunità di reagire.
Beh, dimostriamo indulgenza verso i difetti della composizione,
forse la stessa indulgenza dimostrata da Maurizio −
autore − quando contempla quel suo mondo: è
un’opera piena di nostalgia, la sua retorica è
ricca di elementi comici, ironiche azioni di un grossolano
ragazzo, tanto da credere che l’autore avesse
una visione poco chiara del suo lavoro.
Inoltre a suscitare la nostra tolleranza è la
voce del libro che identifica con candore i veri sentimenti
di Ninetta e Timmy: è semplicemente un inno alla
gioventù (Sam Clemens).
Il libro può essere adottato sia da ragazzi che
da adulti, perché le avventure narrate sono si-tuazioni
che più di una volta hanno avuto realmente luogo.
Perciò non può essere snobbato dagli adulti.
Il lettore adulto lo può sempre leggere con gli
occhi da bambino per giungere a un’immagine identica:
quella dell’adolescenza. Questa visione è
meno immediata in noi giovani lettori d’oggi:
ciò avvalora il lavoro dell’autore. Sembra
che al mondo esistano due forme di vita, distinte e
per lo più incompatibili: il ragazzo e l’adulto,
nonché due specie distinte, i buoni e i cattivi
con due culture diverse, che si scontrano tra di loro
continuamente e generano conflitti.
Il libro si propone di divertire ragazzi e ragazze ma
non può essere “evitato” dagli adulti,
poiché in parte l’intenzione dell’autore
sembra esser proprio quella di tentar di ricordare in
modo piacevole e leggero com’erano un tempo loro
stessi, cosa pro-ponevano e pensavano, come vivevano
la loro vita e in queste strane imprese, a volte, si
imbarcavano.
Ma come si conclude la narrativa?
È storia di ragazzi, di adolescenti che si conclude
con il matrimonio: personaggi che vivono ancora, prosperi
e felici, così che valga la pena di riprendere
la storia e vedere come essi siano diventati; forse
per questo l’autore non rivela alcuni aspetti
della loro nuova vita: quella da adulto.
Ivana Napoli
|