«Venti Nomadi» è
il resoconto della coscienza, della memoria storica
e dell’impegno civico dell’Autore. Salvatore
Piccoli realizza un’opera dall’intenso valore
storico-morale, che si distingue per la spiccata molteplicità
tematica.
Con grande abilità narrativa, traccia vicende
dal forte profumo autobiografico in cui aleggiano i
più disparati sentimenti: il conflittuale distacco
di un giovane dalla propria terra e la riscoperta di
questa ormai adulto, il legame indissolubile con le
proprie radici e la consequenziale nostalgia, ed ancora
il seme della disuguaglianza storico-sociale che si
perpetua col trascorrere dei secoli.
È di notevole rilievo l’interesse, la minuziosità
dello storico nello scomporre fenomeni alla base della
storia del Mezzogiorno insieme ai relativi meccanismi
strutturali ed, altresì, precisi avvenimenti
contemporanei della collettività.
Immediata ed urlata appare la denuncia della sperequazione
sociale, dell’ingiustizia e dell’incomprensione
umana, ma altrettanto impetuoso è il diniego
all’approvazione del sistema socio-culturale a
cui non smette mai di porre quesiti: «Che senso
ha la civiltà?»
I suoi protagonisti, facce del medesimo prisma, sono
anime che in balia dell’oscurità sociale
assumono forma di fantasmi, divenendo ombre, reietti
della società.
Il lettore è travolto e stravolto da tale profondità
espositiva, ed il forte impatto emotivo genera la partecipazione;
dunque l’identificazione è inevitabile.
L’autore, fortemente intimista, scandaglia l’animo
umano, ed è estremamente generoso nel condividere
con il lettore il suo agire, il suo sentire e perciò
gliene sarà grato.
Tra i momenti più alti vi è l’attualizzazione
della triste storia di Caino e Abele da cui hanno avuto
origine i mali dell’umanità. Altrettanto
spietato è il giudizio sull’uomo, carnefice-vittima
di soprusi e ingiustizie.
È come se il Piccoli volesse ribadire un insegnamento
caduto nell’oblio: gli uomini non imparano dalla
Storia, Magistra Vitae; tuttavia Matrigna, fautrice
di perenni omicidi.
La perizia dell’Autore consiste nel saper coniugare
il vastissimo mondo culturale facendo propri alcuni
topoi letterari classici (Foscolo, Leopardi, Pascoli,
Kafka e Pasolini) e attuali (Guccini ecc.), e ciò
si riflette soprattutto nell’utilizzo di un sistema
linguistico variegato in cui coesistono registri raffinati
e toni volutamente popolari e colloquiali.
Il Piccoli enfatizza il binomio da sempre alla radice
della contrapposizione umana: Eros e Thanatos. Soprattutto
negli episodi in cui l’indifferenza e la solitudine
sembrano avere il sopravvento, l’Autore tempestivamente
ci conforta, ci risolleva con il sopraggiungere del
riscatto socio-affettivo. Egli assurge a modello e motore
universale la Speme, la cui personificazione è
classicamente rappresentata.
Piccoli, dunque, realizza all’interno dello scenario
culturale un capolavoro, tale da essere interpretato
come un unicum letterario, storico e narrativo.
Francesca Rappoccio |